Il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW) ha rilasciato la scorsa settimana una valutazione sul modo in cui vengono trattate le donne in Corea del Nord. L’analisi è tutt’altro che positiva perché ha rivelato degli “stereotipi di genere radicati” che mettono le donne in svantaggio nella società. Sono private dell’istruzione e di conseguenza spesso della possibilità di lavorare. Sono “sottorappresentate all’università, nella magistratura, nelle forze di sicurezza e di polizia e nelle posizioni dirigenziali e manageriali”. Soffrono di alti livelli di malnutrizione, il 28% riguarda donne incinte o in allattamento.

Le violenze domestiche sono molto diffuse. “Il comitato è anche preoccupato per le limitate informazioni disponibili sui casi di violenza domestica depositati presso i tribunali, che è indicativo di una generale indifferenza e mancanza di responsabilità, sia da parte della polizia che della magistratura, nei confronti di questo crimine”, afferma il rapporto. La legge non protegge adeguatamente le donne dalla violenza domestica e dallo stupro, e gli autori di reato spesso restano impuniti. Le sanzioni per alcune forme di stupro, tra cui stupro di bambini, stupro da parte di un superiore nei luoghi di lavoro  sono state ridotte. C’è poca consapevolezza su questa tematica e mancano i servizi legali e un supporto psicosociale per le vittime.

Altra questione di grande preoccupazione che gli esperti hanno fatto notare sono le notizie di torture, abusi sessuali e aborti forzati subiti dalle donne rimpatriate dalla Cina, che sono state inviate in campi di addestramento o prigioni, accusate di attraversamento illegale di confine. Molte di queste donne erano state vendute a uomini cinesi in cerca di mogli, costrette ai matrimoni forzati. Si stima che 10.000 donne siano emigrate in Cina. Il Comitato del Cedaw ha chiesto che venga criminalizzata la tratta di esseri umani e garantito un supporto, invece di misure punitive, alle donne che saranno rimpatriate.

I funzionari della Corea del Nord hanno risposto a queste denunce dichiarando che stanno lavorando per difendere i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere, ma che le sanzioni imposte dalle maggiori potenze sui  programmi nucleari e missilistici stanno mettendo a dura prova madri e bambini vulnerabili. Hanno poi categoricamente respinto il dialogo estremamente politicizzato sui diritti umani basato su false testimonianze dei cosiddetti disertori e sono disposti a impegnarsi nel dialogo e nella cooperazione per la promozione e la protezione di veri diritti umani, compresi i diritti delle donne.

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