Ore 12.04, primo lancio dell’agenzia Ansa: “Onu accusa Ue: Patto con la Libia disumano“. Ore 12.07, secondo lancio: “Osservatori Onu “scioccati da abusi in Libia”. Ore 12.19, terzo lancio: “Onu, violenze tollerate in Libia pur di fermare i migranti”. Negli stessi minuti Matteo Renzi postava su Facebook un commento sullo 0-0 di Italia-Svezia, argomentando che “il Mondiale è sempre qualcosa di magico” e chiedendo”una riflessione, in primis al Presidente Tavecchio e al CT Ventura”. Nessuna riflessione arrivava, invece, dal governo italiano sulla condanna pronunciata dall’Alto commissario delle Nazioni unite per i Diritti Umani Zeid Raad Al Hussein sull’accordo stretto da Roma con Tripoli per conto l’Ue allo scopo di fermare gli sbarchi.

Le Nazioni Unite, lumen gentium quando fa comodo, definiscono l’accordo stretto il 2 febbraio da Paolo Gentiloni e il governo libico di Fayez Al Sarraj “disumano” e non un membro della compagine governativa che quell’intesa ha realizzato e salutato come “una svolta” nella gestione dei flussi migratori trova conveniente rispondere sul punto. Anche gli esponenti del partito del presidente del Consiglio – quel Partito Democratico che ha ancora l’ardire di definirsi forza di sinistra – si guardano bene dal commentare, terrorizzati all’idea di perdere voti su un argomento così delicato come quelle dei migranti a così pochi mesi dalle politiche e in un’Italia in cui ormai spirano chiari gli olezzi venefici di diffusi rigurgiti fascisti.

Eppure era solo il 3 settembre quando alla Festa del Fatto Marco Minniti, ministro dell’Interno, autore della battaglia per la regolarizzazione delle ong fino ad allora impegnate a salvare vite nel Mediterraneo nonché tra i fautori dell’intesa che prevede l’invio di mezzi navali italiani in supporto alle operazioni della cosiddetta “Guardia costiera libica, giurava: “Sui diritti umani per i migranti farò una mia battaglia personale“. Alludendo al progetto di inviare osservatori internazionali di Unhcr e Oim nei centri di detenzione in cui in Libia vengono rinchiusi i migranti (bambini compresi) cui i miliziani locali impediscono di partire. Giusto 24 ore dopo che il premier Gentiloni aveva esultato perché “abbiamo dimostrato che possiamo ridurre i flussi migratori senza rinunciare ai principi di umanità e di solidarietà“.

In tutta la giornata gli unici esponenti della classe dirigente italiana a pronunciarsi sulla condanna dell’Onu sono stati Arturo Scotto ed Enrico Rossi di Mdp, Nicola Fratoianni e Giulio Marcon di Sinistra Italiana, Marco Furfaro di Campo Progressista, Pippo Civati e Andrea Maestri di Possibile, Roberto Fico del M5s, unanimi nel criticare l’intesa. In silenzio i cattolici, del Pd come degli altri schieramenti. Soltanto alle 20.27, dopo 8 ore e mezzo, le agenzie battono un generico comunicato della Farnesina che afferma che “sin dal primo momento l’Italia ha posto in tutte le sedi il problema delle condizioni umanitarie dei centri di accoglienza in Libia (…) d’intesa con l’Ue e sollecitando anche le agenzie Onu a operare e a lavorare in questa direzione in Libia (…), ma che non entra nel merito dei rilievi mossi da Al Hussein.

L’intesa era stata preannunciata il 9 gennaio dal ministro dell’Interno, volato a Tripoli per incontrare Fayez Al Sarraj ed esprimere “l’impegno congiunto a lottare contro l’immigrazione illegale e il traffico di esseri umani”. Il 2 febbraio era stato il premier del governo patrocinato dall’Onu a ricambiare la visita, volando a Roma: “Siamo a una svolta”, l’accordo consentirà “una migliore gestione e regolazione dei migranti illegali”, il commento di Paolo Gentiloni dopo le foto scattate a Palazzo Chigi per la firma ufficiale del memorandum d’intesa. Il testo era stato vidimato da Bruxelles il 3 febbraio nel vertice europeo informale di Malta. Lo scopo lo aveva spiegato chiaramente il giorno prima Angelino Alfano, fresco di nomina alla guida degli Esteri: “Evitare le partenze dei migranti irregolari”.

Una strategia nella quale si inseriva l’intesa illustrata da Minniti il 26 luglio: Al Sarraj, annunciava il capo del Viminale in audizione alle commissioni riunite Esteri e Difesa del Senato, “ha chiesto all’Italia di valutare l’ipotesi dell’impiego di assetti navali italiani nel contrasto ai trafficanti di uomini”, come richiesto dal Consiglio presidenziale di Tripoli. Il 2 agosto il Parlamento dava il via alla missione navale italiana nelle acque territoriali libiche. Lo scopo: fornire sostegno logistico alla Guardia costiera libica. La stessa che la Procura di Trapani accusa di avere “gravi collusioni con i trafficanti di esseri umani” e che nelle immagini dei video pubblicati dalla ong tedesca Sea Watch il 7 novembre frustava i migranti accovacciati su una delle sue motovedette.