Nel 1973 uscì al cinema Jesus Christ Superstar. Avevo nove anni e ne rimasi talmente affascinata che con la paghetta mi regalai a Natale le due cassette della colonna sonora che ho praticamente imparato a memoria. Mi ero presa una cotta per l’interprete principale e mi struggevo cantando come Yvonne Elliman “I don’t know how to love him” – solo io ricordo la versione di Claudia Mori? – e “Could we start again please”.

Sempre in ambito cinematografico, capivo la bellezza di Tyron Power, di Errol Flinn ma soprattutto quella di Burt Lancaster e di – mamma mia – Charlton Heston.

Successivamente il mio idolo fu John Travolta. Roba che avevo persino disegnato un suo ritratto e l’avevo mandato a New York a un indirizzo dedicato ai fans; avevo tappezzato diario di scuola, album da disegno e armadio di sue foto. Uomo solare, non perfetto (nasone e occhi piccoli) che mi aveva fatto innamorare.

Negli anni 80, buco quasi nero. Nel senso che, Travolta a parte, non trovavo particolarmente sexy i vari Costner, Willis, Selleck, Gibson, Grant. Nota di merito a Jack Nicholson e a Richard Gere. Impazzimento totale per Harrison Ford.

Detto questo, parliamo del potere seducente della timidezza.

Sarà che amo il silenzio, le persone non sguaiate, prudenti, gentili. La timidezza non è un difetto, anzi è bellezza.

Susan Cain, autrice del libro Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare (ed. Bompiani), afferma “Il mondo è pieno di introversi: li vediamo, anche se non li sentiamo. A volte ci disturbano, con la loro reticenza. Altre volte ci affaticano, perché cedono sempre il passo a noi. Altre volte ancora li apprezziamo, perché sembrano innocui. Sono almeno un terzo delle persone che conosciamo: sono quelli che preferiscono ascoltare, invece che parlare; che preferiscono leggere invece ha fare vita sociale; quelli che creano e inventano, ma che non ostentano la loro opinione.  E io dico, perché non guardare l’abbondanza e fissarsi sulla mancanza?”.

Alec Soth è un fotografo americano la cui timidezza lo ha portato a Magnum PhotoLo racconta alla BBC.  Ho curiosato i suoi scatti e ovviamente anche lui: devo dire che è molto più affascinante di Brad Pitt. Sarà perché è artista, sensibile, timido ed ha la barba.

Tornando a Jesus Christ Superstar, Ted Neeley allora era hippy, aveva trent’anni ed era bellissimo. Oggi me lo ricorda l’italiano Fabio Zaffagnini, quel genio romagnolo che ha portato i Foo Fighters a Cesena. Capelli lunghi e fisico da surfista, sorriso perfetto e occhi grandi da introverso ma pieni di entusiasmo per il suo lavoro (vi dice qualcosa Rockin 1000?). Nelle sue interviste sempre garbato, gentile, mai sguaiato e sempre al suo posto.

In generale, trovo seducente la timidezza perché fa scoprire l’altro. Lentamente, con calma, magari con una parola in meno e un po’ di rossore sul viso in più.

Ah dimenticavo! Oggi, signora di mezza età, non mi sciolgo per Biagio Antonacci. Preferisco Viggo Mortensen in versione Captain Fantastic, che è molto hippy, amorevole con i figli, rispettoso della natura, zen, che ha la barba, che è meraviglioso. E qui si chiude il cerchio.

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