Killer trovati attraverso una sorta di procuratore di sicari. Seicento euro subito e il resto a rate per un totale di 10 mila euro. Forse 14 mila. Tanto è stato pagato l’omicidio di Giuseppe Canale, consumato il 12 agosto 2011 a Gallico, una frazione della periferia nord di Reggio Calabria. Un agguato avvenuto in diretta e sotto le telecamere che hanno ripreso gli assassini mentre inseguivano la vittima che poi è stata finita con alcuni colpi di pistola alla testa. A sparare due ragazzi, all’epoca ventenni, di Soriano: Nicola Figliuzzi e Cristian Loielo. A distanza di sei anni, i carabinieri li hanno arrestati assieme Domenico Marcianò (già in carcere per il processo “Gotha”), Sergio Iannò (un tempo autista del boss Giovanni Rogolino), Filippo Giordano detto “Scaramacai” (considerato negli anni ottanta e novanta un uomo di fiducia del boss Nino Imerti) e Salvatore Callea.Quest’ultimo, originario di Oppido Mamertina, è il soggetto al quale gli arrestati della cosca Condello hanno chiesto di recuperare gli esecutori materiali dell’omicidio.

Killer su commissione ma anche scambio di favori tra cosche reggine e vibonesi. Killer che accettavano l’incarico alla stregua – hanno spiegato gli inquirenti durante la conferenza stampa – “di come i loro coetanei possano accettare di partecipare a una partita di calcetto”. A distanza di sei anni, i carabinieri sono riusciti a ricostruire nei dettagli l’omicidio Canale che, stando all’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, si inserisce nelle dinamiche interne alla famiglia mafiosa dei Condello di Archi.
È stata la risposta, secondo gli inquirenti, all’omicidio del boss Mimmo Chirico avvenuto il 20 settembre 2010. Imparentato con il pentito Paolo Ianno, Chirico era appena uscito dal carcere dopo un lungo periodo di detenzione.

Pochi mesi prima del suo omicidio, a Gallico si era creato un vuoto perché con l’operazione “Meta”, gli uomini del Ros avevano arrestato i capi locali della zona tra cui Giovanni Rogolino detto “Craxi” e Francesco Rodà detto Ciccio. Un vuoto nel quale si sarebbe dovuto, probabilmente, inserire Mimmo Chirico se non fosse stato ammazzato. Dalle intercettazioni, inserite nell’ordinanza di custodia cautelare, emerge che l’omicidio Canale sia stato un regolamento di conti all’interno della cosca. Giordano, Marcianò e Iannò sono accusati di essere i mandanti mentre gli esecutori materiali sono stati Cristian Loielo e Nicola Figliuzzi i quali sono stati non solo incaricati da Salvatore Callea ma quest’ultimo li avrebbe anche accompagnati a Gallico per portare a termine l’omicidio che i carabinieri sono riusciti a risolvere grazie alle numerose intercettazioni disposte dal pm Lombardo e grazie al contributo di tre collaboratori di giustizia, altri tre killer legati alle cosche operanti nelle Serre vibonesi.

Un aspetto, interessante dell’inchiesta, infatti, è lo scambio di killer tra famiglie di ‘ndrangheta che, in pieno giorno e a volto scoperto, sparano agli avversari delle cosce “amiche”. Il favore dei vibonesi, infatti, secondo la ricostruzione dei carabinieri, sarebbe stato ricambiato l’anno successivo, nel 2012, quando, Sebastiano Malavenda (di Reggio Calabria) sarebbe stato assoldato da Salvatore Callea per uccidere nella spiaggia di Vibo Valentia Davide Fortuna, una delle vittime della faida dei “piscopisani”. Nel corso del blitz eseguito nella notte tra giovedì e venerdi 10 novembre, i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e di Vibo Valentia hanno rinvenuto anche alcune armi, 200 cartucce e 6 ordigni solitamente utilizzati per i danneggiamenti agli esercizi commerciali.

Con l’inchiesta di oggi, la Dda di Reggio mette un punto fermo su uno dei delitti eccellenti consumati negli ultimi anni nella zona di Gallico. Le manette ai polsi di esecutori e mandanti dimostrano come, tanto l’omicidio Chirico quanto l’agguato in cui è morto Giuseppe Canale, siano il frutto delle frizioni interne alla cosca Condello decimata dall’operazione “Meta”. Resta ancora da capire se qualcuno all’interno della famiglia di Archi o tra gli storici suoi “referenti” nella zona di Gallico possa avere avuto un ruolo oltre a quello dei mandanti reggini e dei killer vibonesi arrestati oggi. Di certo c’è che se Giuseppe Canale è stato l’ispiratore dell’omicidio del boss Mimmo Chirico, evidentemente, c’è chi dietro di lui tirava le fila. Non è escluso, infatti, che quella che il colonnello Stefano Romano oggi ha definito “una questione interna alla famiglia Condello” non sia altro che l’ennesima “tragedia” di ‘ndrangheta ordita da un “puparo” sul quale, forse, gli inquirenti stanno ancora indagando.