La Commissione europea ha “seri dubbi” sulla compatibilità tra l’acquisto dell’Ilva da parte di ArcelorMittal e il “regolamento europeo sulle concentrazioni”. Il timore di Bruxelles è che l’operazione di Am Investco – composta da ArcelorMittal, Gruppo Marcegaglia e Banca Intesa – possa ridurre la concorrenza sul mercato dell’acciaio, relativamente ad alcuni prodotti piatti di acciaio al carbonio. E questo potrebbe avere come conseguenza che i clienti, soprattutto in Europa meridionale, si trovino “esposti ad un aumento dei prezzi“. Lo ha spiegato la commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, in una lunga nota nella quale annuncia l’avvio di “un’indagine approfondita per valutare il progetto di acquisizione di Ilva”: gli impegni presi da Arcelor non sono stati ritenuti sufficienti.

Fonti vicine al gruppo franco indiano ostentano sicurezza nella capacità di superare l’esame degli organi europei e ricordano che in ogni caso, anche se dovessero essere imposte misure da adottare per evitare la concentrazione, “c’è l’impegno formale a non toccare perimetro e piano di rilancio dell’Ilva”. Arcelor aveva infatti garantito che in caso di contestazioni Ue avrebbe eventualmente ceduto attività detenute in altri Paesi europei. Per uscire dal vicolo cieco ci sarebbe poi un’altra opzione: l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti in Am Investco, con conseguente riduzione delle quote di Arcelor o Marcegaglia.

Mercoledì mattina il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha spiegato di non aver chiesto a Cdp di entrare nella cordata che rileverà Ilva perché “Cassa Depositi e Prestiti prende le sue decisioni indipendentemente”. Ma, ha anticipato, “adesso stiamo valutando come sarà composta la cordata definitivamente dopo eventuali prescrizioni dell’Antitrust europeo“. Il rischio di un intervento, del resto, era ben noto al governo italiano già al momento della firma.

La Vestager ha spiegato di voler “studiare scrupolosamente l’impatto del progetto di ArcelorMittal di acquistare Ilva sull’effettiva concorrenza sui mercati dell’acciaio” visto che “è un fattore di produzione essenziale per numerosi prodotti che utilizziamo nella nostra vita quotidiana e le industrie che dipendono dall’acciaio danno lavoro a più di 30 milioni di persone in Europa” e “per poter competere sui mercati globali, le industrie europee devono poter acquistare l’acciaio a prezzi competitivi“. E la prima fase dell’indagine svolta dalla Commissione ha “messo in luce vari aspetti problematici che riguardano, in particolare, l’offerta combinata di ArcelorMittal e di Ilva di una serie di prodotti piani di acciaio al carbonio, in particolare i prodotti piatti di acciaio al carbonio laminati a caldo, laminati a freddo e zincati”. Da qui la preoccupazione: tra i clienti ci sono infatti numerose società, molte delle quali piccole e medie imprese di diversi settori, dall’edilizia all’industria automobilistica, alla produzione di elettrodomestici o di tubature che “subiscono la concorrenza dei prodotti importati nello spazio economico europeo o esportano i loro prodotti al di fuori dell’Europa e sono esposte alla concorrenza mondiale”.

ArcelorMittal si è detta “pronta a proseguire il dialogo con i Commissari al fine di raggiungere un’approvazione per questa transazione il più rapidamente possibile”. Per rispondere alle riserve preliminari della Commissione, ha presentato una serie di impegni che non sono stati “ritenuti sufficienti a fugare i seri dubbi sulla compatibilità dell’operazione con il regolamento Ue sulle concentrazioni – scrive Vestager – e non li ha quindi sottoposti a verifica di mercato”. Bruxelles ha ora 90 giorni lavorativi, quindi fino al 23 marzo 2018, per adottare una decisione, senza che nel frattempo venga pregiudicato l’esito del procedimento.