Federico Cafiero de Raho è il nuovo procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Lo ha nominato il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura all’unanimità: la decisione era attesa ed è diventata scontata dopo l’annuncio di Roberto Scarpinato, il procuratore generale di Palermo suo concorrente, di ritirare la propria candidatura. De Raho, attuale procuratore di Reggio Calabria, succede a Franco Roberti il cui incarico terminerà il 16 novembre per raggiunti limiti di età.

Napoletano, 65 anni, de Raho è in magistratura dal 1978 e ha una lunga esperienza nella lotta alla criminalità organizzata. Per buona parte della sua carriera, nella Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, e, a partire dal 1993, ha condotto molte indagini proprio contro il clan dei Casalesi e il suo nome è legato soprattutto al processo ‘Spartacus’, scaturito dalle dichiarazioni del primo vero collaboratore di giustizia dei casalesi, Carmine Schiavone, e ritenuto dagli addetti ai lavori equivalente per importanza al primo maxi processo a Cosa Nostra. Un processo penale durato dal 1998 al 2010 che vide oltre 115 persone processate, fra cui il boss Francesco Schiavone, soprannominato ‘Sandokan‘. Passato nel 2013 al vertice della procura di Reggio Calabria, ha dato impulso alla cattura di latitanti di ‘ndrangheta, alcuni dei quali erano ricercati da circa 20 anni, e all’aggressione al patrimonio delle ‘ndrine. Sotto la sua gestione, nel 2015 sono stati acquisiti 13 collaboratori di giustizia e 2 testimoni. Ha indagato anche su Cosa Nostra, in particolare sul cassiere della mafia Pippo Calò in relazione all’omicidio del fratello del giudice Imposimato, e sui legami delle cosche con la ‘ndrangheta. Si è occupato pure di terrorismo interno, seguendo agli esordi della sua carriera le indagini sull’omicidio del giudice Alessandrini, e a Reggio Calabria è l’esclusivo titolare delle indagini sul terrorismo internazionale.

L’ultima grande inchiesta da lui seguita a Reggio Calabria è l’operazione ‘Metauros‘, che ha visto l’arresto di sette persone presunte affiliate alla cosca Piromalli della ‘ndrangheta. Le mani della malavita erano finite sul termovalorizzatore e sul depuratore di Gioia Tauro. L’inchiesta ha rilevato il condizionamento esercitato dalla cosca Piromalli nella costruzione e gestione dell’unico termovalorizzatore presente in Calabria, con un consolidato sistema di estorsione da parte delle società che nel tempo hanno gestito la struttura. “Ha dimostrato straordinarie doti investigative insieme con una non comune capacità organizzativa dimostrata sul campo – ha commentato il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini subito dopo la votazione -. L’unità di visione con cui si giunge a questa nomina è un segnale positivo e incoraggiante di cui non posso non compiacermi e per i il quale ribadisco la mia profonda soddisfazione”.