Ho letto con interesse il commento di Antonio Padellaro sugli scandaletti dei signori nessuno del M5S; e se nell’immediato Padellaro ha tutte le ragioni, in una prospettiva più ampia il suo articolo scalfisce il problema senza veramente analizzarlo. Poiché i fatti in sé sono scarsamente rilevanti, “che cosa mai sarà una raccomandazione imbecille da 90 euro?”, il punto è ovviamente un altro. Gli eventi descritti da Padellaro nel suo articolo esemplificano il proverbio “l’occasione fa l’uomo ladro”, una piccola gemma di saggezza che non è di casa nel M5S. Il proverbio dice che l’onestà non è, o non è sempre, una qualità ontologica inalterabile dell’individuo, un suo tratto genetico. E’ invece un comportamento che ciascuno decide giorno per giorno, sulla base di valutazioni etiche, di opportunità, di convenienza, etc.

Quando una persona assume responsabilità di governo, è inevitabilmente sottoposta a pressioni pesanti: ogni sua decisione ha conseguenze economiche rilevanti che possono tradursi in grandi vantaggi economici per qualcuno o per qualcun altro. Anche il sindaco di un piccolo paese ha poteri economici notevoli: il piano regolatore, gli appalti per la gestione e manutenzione delle strutture pubbliche, etc. valgono soldi. La ragione per la quale gli amministratori sono spesso corrotti sta nel fatto che i corruttori hanno tanti soldi e tanti interessi.

La conseguenza di questo ragionamento elementare, che molti elettori apparentemente non traggono, è che la promessa di una classe politica nuova ed ontologicamente onesta “di suo” è una promessa falsa. L’onestà dell’amministratore pubblico è garantita dall’inversione dello stesso meccanismo per il quale si diventa disonesti: l’occasione rende l’uomo onesto se, anziché essere occasione di arricchimento, è occasione per andare in galera. Il reato, dell’uomo politico come di chiunque altro, è represso dal potere giudiziario, non dal potere legislativo. Il legislatore può aiutare l’azione del magistrato fornendogli leggi chiare, che non consentano facili scappatoie, ma non può sostituirsi al magistrato e garantire di persona la sua stessa onestà o reprimere la sua stessa disonestà.

La risposta alla domanda “che cosa mai sarà una raccomandazione imbecille da 90 euro?” è quindi chiara: la raccomandazione imbecille da 90 euro è la dimostrazione provata della falsità e del semplicismo dell’intera propaganda M5S che identifica il problema chiave della politica italiana nella disonestà personale degli eletti e la sua soluzione nella sostituzione della classe politica attuale con una onesta (futura). Ed è sorprendente quanti elettori siano disposti a credere in questa soluzione semplicistica, promessa da un comico e da un imprenditore privi di competenze gestionali e portata avanti da un’allegra comitiva di inesperti la cui onestà è garantita dal non aver ancora subito pressioni o offerte. Come prevedibile, la comitiva di inesperti, confrontata con le responsabilità (e le pressioni) del potere, si rivela del tutto disarmata, e ancora più fragile della classe politica che intende sostituire.

In breve: l’onestà della classe politica è essenziale ad una gestione dello Stato che sia attenta alle esigenze dei cittadini, ma non la si ottiene votando l’inesperto che si dichiara onesto: la si ottiene promuovendo l’azione efficace di contenimento della magistratura, e chi promette una soluzione legislativa per un problema giudiziario sta pasticciando con l’indipendenza dei poteri, cioè con il cardine primo della democrazia.