I post sponsorizzati dalla Russia su Facebook sono stati visti da 126 milioni di persone, più di metà dell’elettorato americano. Nel tentativo, per ora ancora presunto, di manipolare le elezioni presidenziali dello scorso anno, quelle che hanno visto prevalere Donald Trump sulla sfidante Hillary Clinton. A dirlo è Reuters, che ha visionato la testimonianza depositata dai vertici della società di Menlo Park presso la commissione giudiziaria del Senato, che sta indagando sul cosiddetto Russiagate. Mosca finora ha sempre negato qualunque coinvolgimento nel voto del novembre 2016. Anche ieri, giorno in cui Paul Manafort, ex capo della campagna elettorale del presidente eletto, si è consegnato all’Fbi. È accusato anche di cospirazione contro gli Stati Uniti fino al 2017.

Il rappresentante legale del social network, Colin Stretch, ha detto che il numero dei post “incriminati”, pubblicati tra il giugno 2015 e l’agosto 2017 si aggira attorno agli 80mila. Una “piccola frazione” nell’oceano dei contenuti che appaiono su Facebook, pari a un post ogni 23mila, ma che ha comunque raggiunto più di un elettore americano su due. La maggior parte di questi post porta la firma dell’Internet Research Agency, nello slang del web “i troll di Olgino”, con riferimento alla sede della società in un quartiere di San Pietroburgo. Secondo gli inquirenti, sarebbe lei ad aver prodotto le fake news a sfondo politico per conto del Cremlino.

Questi contenuti violano i termini del servizio della piattaforma creata da Mark Zuckerberg. Che in ogni caso non può tollerare un’attività così intensa da parte di account fake, come spiega di nuovo Stretch. “Tutto ciò va contro la mission di Facebook di creare una comunità e contro tutto ciò in cui crediamo – continua il legale del social network citato da Reuters -. Siamo determinati a fare tutto ciò che possiamo per combattere questa nuova minaccia“.

Questa settimana i dirigenti di Facebook, Twitter e Google compariranno davanti al Senato Usa in tre separate audizioni. Anche il social del sito di microblogging e Mountain View, infatti, hanno riscontrato infiltrazioni da parte di profili sospetti riconducibili alla Russia. Twitter ha recentemente sospeso 2.752 account, mentre solo a settembre ne aveva individuati appena 201. Google, invece, in una dichiarazione ufficiale ha detto che durante la campagna elettorale sono stati pubblicati contenuti sponsorizzati legati a Mosca per un totale di 4.700 dollari. La società ha annunciato di voler costruire un database di inserzioni elettorali, in modo da tenerle monitorate.