Per una volta non vi racconterò di strazi e disgrazie, ma di una storia che sembra abbia avuto un lieto fine.

Nell’autunno dello scorso anno andai a fare un’escursione a Pigna. Pigna è un caratteristico comune nell’entroterra di Ventimiglia, il cui nome sembra derivi dal fatto che le case sono riunite a mo’ di pigna. Pigna ha un glorioso passato alle spalle e un presente di decadenza, come tanti borghi dell’entroterra ligure. Dei 3500 abitanti che aveva nel 1870, oggi se ne contano circa 850, di cui una buona parte stranieri (“furesti”), in particolare albanesi, rumeni ed alcuni danesi.

Chiacchierando con alcuni anziani del luogo ecco la solita storia dei giovani che fuggono, degli uliveti abbandonati, dell’economia che langue. Ma anche la notizia dell’esistenza di un magnifico torrente, il rio Carne, raggiungibile a piedi e che formava magnifiche pozze. Ed è così che – dopo aver visitato la chiesetta con il polittico del Canavesio – scesi lungo la strada asfaltata ad una mulattiera che portava a un ponte con un antico mulino abbandonato e, nei pressi, a degli splendidi laghetti di acqua corrente: il rio Carne.

Ma lo stupore per la bellezza del luogo scemò di fronte ad un manifesto manoscritto affisso davanti al mulino in cui si denunciava il pericolo che quella bellezza andasse distrutta in nome dello sviluppo sostenibile: una centralina idroelettrica. Tornato a casa, mi feci una cultura su questa nuova opera. Ma era una storia risaputa. La solita impresa di energie rinnovabili che veniva da fuori (in questo caso lombarda), che andava in giro in cerca del business. Peccato che nel caso avesse trovato una fiera opposizione di un comitato locale, gli “Amici del rio Carne”, che raccolsero più di duemila firme contrarie all’opera, e del M5S, che fece un’interrogazione alla Commissione europea. Senza i quali il progetto sarebbe tranquillamente passato. E anche qui, nulla di nuovo.

Sarà per l’azione del comitato, sarà per la denuncia del Movimento, è di adesso la notizia che la provincia di Imperia ha prima sospeso e poi revocato l’autorizzazione a suo tempo rilasciata di concessione di derivazione d’acqua, sia in virtù della rilevanza paesaggistica ed ambientale del rio (sono presenti i rari gamberi di fiume), sia in virtù della presenza di manufatti storici.

A chi mi eccepisse che noi ambientalisti diciamo sempre no a tutto, io risponderei con un piccolo aneddoto. Di fronte a un amministratore torinese che appunto gli contestava di essere sempre contrario a tutto, un mio amico ambientalista rispose: “Per forza, voi proponete sempre le stesse cose!”