Che il numero uno di Fiat Chrysler Automobiles Sergio Marchionne non puntasse sulle auto elettriche lo si capiva già dalla gamma di Fca presente sul mercato. E a inizio ottobre sono arrivate parole esplicite: “Le emissioni di un’auto elettrica, quando l’energia è prodotta da combustibili fossili, nella migliore delle ipotesi sono equivalenti a un’auto a benzina”, ha detto riguardo ai gas serra prodotti in tutto il ciclo di vita del veicolo nella sua lectio magistralis all’università di Trento, che gli ha conferito la laurea honoris causa in ingegneria meccatronica. Per poi lanciarsi ad affermare che “forzare l’introduzione dell’elettrico su scala globale, senza prima risolvere il problema di come produrre l’energia da fonti pulite e rinnovabili, rappresenta una minaccia all’esistenza stessa del nostro pianeta”. Ma ora, a smentire il neo ingegnere arriva uno studio realizzato dall’università VUB di Bruxelles commissionato dalla federazione europea delle ong ambientaliste Transport and Environment: anche quando l’elettricità viene prodotta con un mix energetico ad alta intensità carbonica – è in sintesi il risultato della ricerca – i veicoli elettrici durante il loro ciclo di vita emettono meno CO2 rispetto alle auto diesel, di solito migliori di quelle a benzina per quanto riguarda i gas serra.

 

Lo studio paragona auto diesel ad auto completamente elettriche (bev, battery electric vehicle) prendendone appunto in considerazione l’intero ciclo di vita, dalla produzione di carburante o elettricità alle emissioni che si hanno quando il veicolo è in circolazione (la cosiddetta analisi well to wheel, dal pozzo alla ruota), fino alle emissioni dovute alla costruzione e allo smaltimento di tutti i componenti dell’auto. Se in un diesel la fase a più alte emissioni è quella di utilizzo del veicolo (tank to wheel, dal serbatoio alla ruota, che contribuisce al 75% delle emissioni totali), per un’auto elettrica è la fase well to tank (dal pozzo al serbatoio, cioè la fase di produzione dell’energia elettrica), che pesa per il 68% delle emissioni.

Il resto della CO2 nel ciclo di vita di un veicolo elettrico è causato per il 14% da produzione e smaltimento della batteria, per il 3% da produzione e smaltimento del gruppo motopropulsore e per il 15% da produzione e smaltimento della carrozzeria e dei componenti restanti. I vantaggi di un’auto elettrica, secondo l’analisi dell’università, sono evidenti qualora si consideri l’elettricità prodotta con il mix energetico medio che si è avuto nell’Unione europea nel 2015: le emissioni di CO2 in tutto il ciclo di vita sono la metà di quelle di un diesel. E la sostanza non cambia anche nel Paese europeo con il peggior mix energetico, la Polonia, dove buona parte dell’elettricità arriva da centrali a carbone: le emissioni di gas serra di un veicolo elettrico sono inferiori del 25% rispetto a uno diesel. Il miglioramento è sempre più evidente man mano che aumenta la quota di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili: con il mix energetico presente in Italia, per esempio, le emissioni di un’auto elettrica sono inferiori del 55% rispetto a un diesel, mentre in Svezia, il Paese più virtuoso in quanto a mix energetico, addirittura dell’85%.

“Non vi è alcun motivo di rimandare l’era dell’auto elettrica, visto che le performance ambientali sono già di gran lunga superiori a quelle delle auto tradizionali – sostiene Veronica Aneris, rappresentante italiana di Transport & Environment – ci auguriamo che la Commissione Europea includa target minimi per i veicoli a zero emissioni nel prossimo pacchetto mobilità previsto per novembre, al fine di facilitare la penetrazione nel mercato delle auto elettriche come sta accadendo in Cina e in California. Tanto più che la sostenibilità di questa tecnologia potrà solo migliorare, grazie a un mix energetico sempre più verde e ai progressi tecnologici nella produzione delle batterie, al loro riuso e riciclo”.

Su quest’ultimo aspetto l’associazione ambientalista accompagna lo studio dell’università VUB sulle emissioni con un documento che entra nel merito di uno dei punti solitamente considerati critici per le auto elettriche, ovvero la disponibilità sul nostro pianeta delle materie prime necessarie a costruire i motori e le batterie, come il litio, il cobalto, il nichel, la grafite e le terre rare. Secondo la ricerca di Transport and Environment, la disponibilità di tali elementi non rappresenterà una limitazione all’utilizzo di veicoli elettrici nei prossimi decenni. Nel caso del litio, per esempio, nel documento si legge: “Secondo Deutsche Bank e Bloomberg, la durata delle riserve è stimata in 185 anni”. Nel lungo termine, fa poi notare l’associazione, l’innovazione aiuterà a ridurre la quantità di metalli necessaria per le batterie. Ma in ogni caso, sostiene Transport and Environment, è bene che in futuro l’estrazione di tali materiali venga assoggettata a certificazioni tali da garantire elevati standard ambientali e sociali.

@gigi_gno