Uno dei grandi rischi della guida autonoma è l’incremento del traffico. Incredibile a dirsi, visto che le auto-robot ci sono sempre state dipinte come la panacea di tutti i mali su quattro ruote, dalla riduzione (o meglio, eliminazione) degli incidenti a quella delle ore passate in coda in città.

Eppure questo afferma lo studio “Making autonomous vehicles a reality. Lessons from Boston and beyond”, realizzato da The Boston Consulting Group in collaborazione con il World Economic Forum, basato sui dati raccolti nei primi sei mesi di sperimentazione di vetture a guida autonoma effettuati da NuTonomy al centro di Boston. Cioè che un utilizzo massiccio e non pianificato dalle amministrazioni comunali di veicoli self-driving potrebbe comportare un significativo aumento del traffico urbano.

Le ragioni sono diverse. Innanzitutto, l’uso non regolamentato di mezzi (pubblici e privati) del genere: se lasciati circolare da soli in cerca di un parcheggio o utilizzati privi di passeggeri per svolgere commissioni che si potrebbero tranquillamente fare a piedi o in bicicletta, il loro numero aumenta e di conseguenza la congestione sulle strade. C’è poi il fatto che un taxi-robot (o un car sharing a guida autonoma) ad esempio, costando meno di uno tradizionale ed essendo operativo h24, spingerebbe molti a lasciare i centri cittadini per andare a vivere nelle periferie, aumentando così il traffico nelle ore di punta.

Cosa fare per ovviare a questi problemi? Secondo lo studio su citato, bisogna predisporre piani di mobilità che tengano conto di questi elementi: diversificazione delle forme di trasporto (auto private, taxi, bus, car sharing, ride sharing, etc.) a seconda delle città, regolamentazione (fatta dalle amministrazioni comunali) dell’utilizzo di veicoli self driving da terzi, creazione di una piattaforma digitale per la gestione integrata delle varie forme di mobilità, costituzione di una governance cittadina.

Se pianificato e regolamentato correttamente, aggiunge lo studio, l’utilizzo di auto e bus self driving in 10 anni potrebbe portare una diminuzione degli incidenti dell’87% e delle auto in strada sino al 28%, con un taglio dell’inquinamento (da trasporto) sino al 66%. Si libererebbero inoltre il 48% dei parcheggi pubblici, con un guadagno sino al 30% nei tempi di spostamento urbani: aumenterebbe la produttività e si abbasserebbero i costi della spesa per i trasporti. E poi, darebbe una risposta concreta alle domande di mobilità di fasce deboli della popolazione come i portatori di handicap e gli anziani. Ma bisognerà farlo con la testa.