Seggi semideserti nel centro di Milano, dove dalle 7 di questa mattina, domenica 22 ottobre, e fino alle 23 si vota per il referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto. In mattinata, nei seggi dei quartieri Moscova, Loreto e Porta Venezia arrivano poche decine di persone. Lo confermano gli scrutatori: “In tre ore è arrivata una decina di persone in tutto” spiega un ragazzo scrutatore alla scuola di via Matteucci 3. “Meno che al referendum delle trivelle del 2016” aggiunge un altro del seggio del Liceo Parini.  In Lombardia la consultazione senza quorum, ma con il dato dell’affluenza decisivo per valutarne il peso politico (alle 12 è ferma al 10,8%, contro il doppio del Veneto) . Lo sanno bene i cittadini lombardi. “Senza il 50% di voti non è significativo e indebolisce la trattativa della Regione con il governo”, sostiene un pensionato milanese appena uscito dal seggio. Chi è andato a votare si avventura in pronostici molto ottimisti: alcuni sostengono si possa superare il 70% dei voti. E tra i cittadini che non votano molti denunciano lo spreco di soldi: “Trovo che tutto questo sia una bufala – afferma una signora milanese – L’Emilia Romagna sta facendo la stessa cosa ma tramite richiesta a Gentiloni. Non si capisce perché qui dobbiamo pagare 50 milioni che potevano essere destinate a cose ben diverse”.

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