Sei milioni di euro al Giro d’Italia. Ovvero: sei milioni di euro dal governo a Rcs. Soldi pubblici per promuovere lo sport e valorizzare il territorio, certo. Ma nelle mani di un privato, visto che il grande gruppo editoriale presieduto da Urbano Cairo è anche l’organizzatore unico del Giro attraverso la sua partecipata, Rcs sport. E dal 2018 potrà contare pure (cosa mai successa prima) su contributi governativi per l’organizzazione della Corsa Rosa, che alla casa madre frutta diversi milioni l’anno.

Si tratta di un altro provvedimento della legge di Bilancio per il mondo dello sport destinato a far discutere. L’anno scorso il “regalone” da 60 milioni di euro alla Ryder Cup di golf, sport elitario e di nicchia se ce n’è uno. Stavolta nella manovra c’è un “regalino” ad uno sport nazionalpopolare come il ciclismo, precisamente al Giro d’Italia che è uno dei simboli del nostro Paese. L’operazione, però, rischia di essere ancor più spericolata della precedente: se allora si trattava pur sempre di finanziare una Federazione sportiva che ricade sotto l’egida dello Stato (tant’è vero che i soldi furono assegnati al Coni, e da questo girati alla Fig), stavolta parliamo di contributi pubblici affidati a un privato. E che privato: il colosso Rcs Media Group, società quotata in borsa. Che Luca Lotti conosce bene: ha già avuto modo di occuparsene in passato, da sottosegretario con delega all’editoria del precedente governo Renzi. E anche di recente come ministro dello Sport, quando è stato ospite d’onore a Gerusalemme della presentazione del Giro 2018, che partirà eccezionalmente da Israele.

Ecco che nel capitolo “Sport” della bozza a cui sta lavorando il governo ci sono due milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019, 2020 per la “realizzazione del Giro d’Italia”. È pure uno degli interventi considerati “prioritari” dall’esecutivo, che “entro centoventi giorni dall’entrata in vigore” dovrà adottare un decreto con cui “determinare i criteri e le modalità di erogazione del contributo di cui al periodo precedente”. Probabile che si parta dal 2019, l’edizione 2018 è ormai in stadio avanzato. Ci sarà tempo dunque per definire le modalità del finanziamento: a quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, Palazzo Chigi firmerà con gli organizzatori un protocollo d’intesa o un regolamento, con cui fissare i principi di distribuzione e utilizzazione. Il che, però, significa anche che i soldi transiteranno per Rcs Sport.

Si torna dunque al punto di partenza: contributi pubblici nelle mani di un privato. Circostanza che fa venire se non altro un dubbio di opportunità. Devono esserselo posto anche al Ministero, dal momento che la questione è stata vagliata dall’ufficio legislativo: dal punto di vista giuridico nessun ostacolo, in fondo Rcs Sport è un ente di diritto privato, proprio come la FederGolf (tanto per fare un paragone recente). Vero, fino a un certo punto: le Federazioni sono soggetti ibridi, e certo non producono utili; Rcs Sport invece è una partecipata che fa parte del consolidato di una società quotata in borsa, a cui ogni anno stacca preziosi dividendi. Nell’ultimo bilancio, ad esempio, 3,8 milioni di euro, determinanti per chiudere l’esercizio in positivo (+3,5 milioni, dopo il precedente rosso di 175 milioni di euro).

Un grande risultato per Urbano Cairo, a cui nel suo piccolo ha contribuito il Giro d’Italia. Simbolo del Paese, ma anche imponente macchina da soldi: a detta dello stesso editore la manifestazione ha fruttato nel 2016 circa 25 milioni di euro (con una crescita fino a quota 40 nell’ultima edizione del centenario). Merito di sponsor e diritti tv in primis, ma anche dello Stato, visto che Rcs già riceveva i contributi da Regioni, Province e Comuni che ospitano i passaggi della carovana. Si va da qualche decina di migliaia di euro per una partenza, a centinaia di migliaia di euro per l’arrivo di una tappa clou. Come se non bastassero, adesso arriveranno pure i finanziamenti governativi. Per questo diventa fondamentale capire come verranno utilizzati: dal ministero dello Sport assicurano che saranno spesi in “interventi mirati alla valorizzazione del territorio”, ma sarebbe a dir poco sconveniente se venissero usati altrimenti. Ad esempio per pagare l’obolo di partecipazione alla società organizzatrice, dando vita ad una partita di giro di soldi dal governo a Rcs, attraverso gli enti locali. Dipenderà tutto dal decreto e poi dal protocollo, che devono ancora essere scritti: dovranno garantire che questi sei milioni di euro di contributi pubblici finiscano davvero in infrastrutture, sul territorio, e non a fare più o meno indirettamente gli interessi di Rcs.

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