IL DIBATTITO SULLA MINACCIA TERRORISTICA – Gli attentati messi a segno in Europa da parte di terroristi che avevano la cittadinanza del Paese in cui sono cresciuti hanno giocato un ruolo decisivo anche nell’opinione pubblica. La risposta a queste paure è in una parola: integrazione. Perché i combattenti, anche quelli convertiti all’ultimo minuto, sono persone non integrate da una società che li ha lasciati ai margini e ha offerto loro scarse possibilità di riscatto rispetto alla situazione di svantaggio dalla quale partivano e che vedono nello Stato islamico un orizzonte per realizzare se stessi. Secondo i sostenitori dello Ius soli, un percorso scolastico e il riconoscimento dei diritti di persone che già studiano e lavorano nel nostro Paese porterà alla crescita di giovani integrati e meno vendicativi, dunque più difficili da ‘arruolare’. Un’incognita in tema di sicurezza, tuttavia, si pone: i detrattori della riforma sostengono che allargando le maglie dei requisiti per l’acquisizione della cittadinanza si favorirà il proliferare di nuclei terroristici nel nostro Paese. E’ una conclusione alquanto semplicistica, ma che mette in luce un problema: per le autorità risulterebbe impossibile espellere le persone che manifestano aderenze ideologiche alla jihad, come accaduto fino a oggi, nel caso in cui queste abbiano cittadinanza italiana.