La Cassazione ha bocciato, dichiarandoli inammissibili, i ricorsi straordinari presentati dagli imputati italiani e tedeschi condannati in via definitiva per il rogo nella Thyssenkrupp in cui morirono sette operai. Per i supremi giudici, come riporta La Repubblica, non c’è nessun errore nel verdetto che ha confermato le condanne per omicidio colposo plurimo. Nove anni e otto mesi per l’amministratore delegato Harald Espenhahn, sei anni e dieci mesi per i dirigenti Marco Pucci e Gerald Priegnitz, sette anni e sei mesi per il direttore dello stabilimento Daniele Moroni, sette anni e due mesi per l’ex direttore dello stabilimento Raffaele Salerno e sei anni e otto mesi per il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri.

Gli imputati italiani si consegnarono in carcere il giorno dopo la sentenza, 13 maggio 2016, i manager tedeschi sono ancora in libertà nonostante il governo italiano abbia più volte, anche recentemente tramite il ministro della Giustizia Andrea Orlando, sollecitato l’esecuzione della pena. Le vittime del rogo sono Antonio Schiavone (il primo a morire alle 4 del mattino per le ferite riportate durante l’incidente), Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino (spirati lentamente dal 7 al 30 dicembre del 2007 per le gravissime ustioni riportate).

Nelle motivazioni della sentenza i supremi giudici per gli imputati stabilirono che la loro fu “una colpa imponente”  tanto “per la consapevolezza che gli imputati avevano maturato del tragico evento prima che poi ebbe a realizzarsi, sia per la pluralità e per la reiterazione delle condotte antidoverose riferite a ciascuno di essi che, sinergicamente, avevano confluito nel determinare all’interno” dello stabilimento di Torino “una situazione di attuale e latente pericolo per la vita e per la integrità fisica dei lavoratori“. A sei mesi dalla polemica sulla traduzione della sentenza e a un anno e mezzo dalla sentenza della Cassazione dalla Germania non è arrivata alcun riscontro.

Inoltre è ancora pendente un ricorso alla Corte europea per i diritti dell’Uomo presentato dalla difesa dopo la prima sentenza della Cassazione, quella che il 24 aprile 2014 stabilì la colpevolezza dei sei imputati anche se ordinò un nuovo passaggio in appello per il calcolo delle pene. Nel ricorso erano state sollevate una serie di problematiche, fra le quali la mancata traduzione in tedesco di numerosi atti processuali.