Roma presenta a Venezia il conto per il referendum sull’autonomia a pochi giorni dalla sua celebrazione, prevista per domenica 22 ottobre. Un conto piuttosto salato perché chiede, in anticipo, come la Regione Veneto intende pagare 2 milioni 44mila 875 euro per lavoro straordinario, indennità di ordine pubblico e vitto a favore di 4.100 uomini delle forze dell’ordine che saranno impegnati a vigilare sui seggi elettorali. Una tegola a Palazzo Balbi, dove il governatore Luca Zaia si atteggia al Mahatma Gandhi, perseguitato dal potere centrale e cerca di reagire alla stangata scaldando i cuori dei veneti più tiepidi che stanno meditando di non andare a votare. Uno “scontrino” analogo è stato mandato anche alla Lombardia: in quel caso il conto è di 3 milioni di euro.

Chissà se a Roma avevano calcolato gli effetti della mossa, di certo si è aperto un nuovo fronte, di natura contabile, per un appuntamento che è già destinato a costare 14 milioni di euro alle casse della Regione del Veneto. La lettera arrivata da Roma porta la firma di Francesco Ricciardi, direttore centrale del Dipartimento per la Pubblica Sicurezza, responsabile dei servizi di Ragioneria, ed è stata ripresa da una nota del prefetto di Venezia, Carlo Boffi. Il conto è presto fatto. I 4.100 uomini svolgeranno un lavoro straordinario di 22 ore ciascuno, che al costo di 18,50 euro fa la ragguardevole somma di un milione 668mila euro. A questo si aggiungono le indennità di ordine pubblico per tre giorni, che vanno pagate 17,25 euro al dì, e che portano a conteggiare altri 212mila euro. Infine, il vitto: 4 pasti a testa, fanno un totale di 16.400, al costo di 10 euro l’uno, per altri 164mila euro. E così si arriva a superare i due milioni di euro.

Ma perché a pagare dev’essere la Regione? Nella lettera si fa riferimento a un protocollo d’intesa con cui la Regione si impegnava “al rimborso delle spese sostenute dal ministero dell’Interno”. I ragionieri romani hanno preso come base di valutazione i costi del referendum costituzionale del dicembre 2016 e hanno elaborato il prospetto dei costi. Probabilmente a Venezia, dove hanno voluto sottoscrivere l’accordo del 5 settembre scorso, hanno sottovalutato l’arma messa nelle mani del Viminale, che ne ha subito approfittato per caricare anche i costi di ordine pubblico.

La replica di Zaia è stata all’insegna del pacifismo. “Accogliamo con un sorriso gandhiano e con una certa assuefazione ai colpi bassi l’ultima sorpresa proveniente da Roma e dal Governo nel tentativo disperato di ostacolare fino all’ultimo il referendum sull’autonomia del Veneto. Il conto è una somma che ritengo assai lautamente ripagata dal gettito fiscale che ogni anno i veneti mandano a Roma e non ritorna sui territori”. E siccome da tempo è abituato a citazioni della storia repubblicana, il governatore ha scomodato perfino le battaglie radicali. “Sarebbe come se avessero presentato a Marco Pannella, maestro di democrazia diretta e di conquiste di diritti sociali, il conto per la forza pubblica per tutti i referendum che ha organizzato per dare la voce al popolo quando Parlamento e ministeri non riuscivano a decidere nulla”. Il finale è tutto orientato a galvanizzare i veneti. “Vorrà dire che avranno ancora un motivo in più per andare a votare. Comunque noi accettiamo tutto, pur di garantire al popolo veneto la libertà di esprimersi in un leale esercizio di democrazia. Siamo e vogliamo restare democratici e costituzionali, pacifici e leali anche con chi ci osteggia”. E sciorina proprio una celebre frase di Gandhi, impegnato nella disobbedienza civile nei confronti degli inglesi. “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci’”.

Dopo le considerazioni politiche, Zaia ha fatto uscire allo scoperto Maurizio Gasparin, direttore dell’area programmazione e sviluppo strategico della Regione, con qualche numero. E’ riferito alle elezioni regionali del 2015. “L’intera gamma di attività svolte dalle Prefetture del Veneto a supporto delle attività degli uffici regionali, ammontava a 151.625 euro mentre ad oggi, per la gestione del referendum e per un numero di attività decisamente inferiori, la cifra ammonta a 2.044.875 euro. In tale cifra, il ministero ha inserito i costi per l’ordine pubblico, che fino ad oggi mai erano stati contemplati e conteggiati in alcun accordo di programma con il ministero dell’Interno”. Probabilmente a Venezia avevano la prima base di calcolo, ma hanno fatto i conti senza l’oste, a cui hanno firmato una cambiale in bianco. E il ministero non ci ha pensato due volte a moltiplicare la spesa. Di 13 volte e mezzo.