Stop degli Euro 3 diesel da ottobre a marzo solo dal 2018, stanziamenti per veicoli meno inquinanti e pratiche agricole a ridotte emissioni rimandate in molti casi a fine anno. E a questi si aggiungono processi di aggiornamento dei Piani per la qualità dell’aria che procedono a rilento. Dopo la firma a giugno scorso dell’accordo con il ministero dell’Ambiente, le Regioni padane procedono a singhiozzo nell’attuazione di misure concrete. Mentre la grande pianura italiana rimane l’area con l’inquinamento atmosferico più alto in Europa, molte politiche vengono rimandate, ammorbidite, congelate. Con l’Emilia Romagna più virtuosa sui limiti di circolazione dei veicoli inquinanti e la Lombardia che da una parte allenta i divieti sugli Euro3 previsti da Formigoni e dall’altra promette quasi 16 milioni di euro per la mobilità elettrica, annunciando un bando per i Comuni. Anche il ministero, che pure ha individuato 8 milioni di euro per promuovere mezzi a basse emissioni nelle quattro Regioni, arranca su altri aspetti: gli altri 8 per pratiche agricole meno inquinanti per l’atmosfera vanno ancora trovati, e per l’intervento sulla tassazione delle automobili, di sui si parla nell’Accordo con le Regioni, non c’è ancora neanche una proposta preliminare. Così, quello che nelle parole del ministro Gian Luca Galletti rappresenta “un accordo importante” perché “per la prima volta le Regioni che insistono sulla Pianura Padana hanno concordato azioni omogenee ed integrate”, per la presidente della rete di associazioni Cittadini per l’aria Anna Gerometta rimane “una foglia di fico: l’approccio di area vasta è sicuramente un successo, ma il livello di ambizione delle misure previste è bassissimo”.

Gli Euro 3 ammessi sulle strade per un altro anno – A partire proprio dai limiti alla circolazione dei veicoli. L’accordo prevede lo stop alla circolazione di auto e veicoli commerciali Euro 3 diesel durante il giorno, dal primo ottobre al 31 marzo, da applicare entro l’autunno 2018. Dal 2020 toccherà agli Euro 4 e dal 2025 agli Euro 5. Una misura preventiva, per evitare almeno una parte di quelle emissioni di polveri sottili che ogni anno portano tutte le maggiori città italiane a superare il numero massimo di sforamenti delle emissioni consentiti per legge. A metà ottobre 2017, secondo Legambiente, le città fuori norma erano già 25, di cui 24 concentrate nel bacino padano: tempo da perdere, insomma, non ce n’è, eppure tutte le Regioni meno l’Emilia Romagna hanno deciso di ammettere gli Euro 3 sulle strade per un altro anno. Saranno banditi solo da ottobre 2018. Mentre infatti Bologna ha mantenuto il divieto per gli Euro 3 diesel previsto dal 2016 e introdotto lo stop agli Euro 4 dal prossimo anno, la Lombardia ha fatto marcia indietro: “I vecchi Piani di risanamento dell’aria, quelli varati anni fa dal presidente Formigoni, prevedevano la messa al bando nel semestre invernale degli Euro 3 già dall’inverno scorso. Con la scusa che Piemonte e Veneto non erano ancora pronti, il presidente Maroni ha invece deciso ancora un rinvio. La campagna elettorale alle porte ha consigliato di non irritare qualche centinaia di migliaia di proprietari di vecchi diesel, dimenticando i polmoni di milioni di elettori”, denuncia Legambiente in un report uscito a metà ottobre. L’associazione Cittadini per l’aria ha fatto ricorso contro la Regione a febbraio scorso per chiedere un Piano per la qualità dell’aria aggiornato e con misure efficaci, ma il risultato per il momento è stato questo: “Ci riserviamo di fare ricorso quando il nuovo piano, in fase di aggiornamento, sarà presentato. Questo accordo con il ministero purtroppo rischia di essere peggiorativo, perché rende leciti peggioramenti da parte di Regioni che invece sarebbero spinte a fare di più”, continua Gerometta.

Finanziamenti a macchia di leopardo – Sul fronte dei finanziamenti la situazione è a macchia di leopardo. Nell’Accordo firmato a luglio, il ministero dell’Ambiente ha reso disponibili 16 milioni (otto per la mobilità e 8 per l’agricoltura) a cui le Regioni devono aggiungerne altrettanti, ma per il momento, spiegano dagli ufficio di Galletti, “le risorse sui trasporti sono già state impegnate mentre quelle per il comparto agricolo saranno impegnate nel prossimo periodo”. E non tutte le Regioni, al momento, hanno fatto la loro parte. “La Regione Lombardia ha dimenticato di stanziare nell’assestamento estivo di bilancio i 2 milioni di euro previsti, rinviando così anche la spesa degli altri 2 milioni dello Stato”, denuncia Legambiente. Il Pirellone, nel frattempo, ha annunciato contributi per quasi 16 milioni di euro di fondi strutturali per promuovere la mobilità elettrica nei comuni, ma il bando ancora non c’è. Anche il Piemonte, che nel frattempo ha acquistato 20 bus elettrici con un finanziamento ministeriale extra da circa 13 milioni, spiegano dalla Regione, conta di stanziare le risorse nel bilancio di fine anno, mentre il Veneto al momento ne ha stanziati solo 500mila e quindi dallo stato, evidenzia Legambiente, “ne avrà solo un quarto del previsto. Speriamo nel bilancio 2018”. L’Emilia Romagna ha invece chiuso da poco un bando da due milioni di euro di risorse regionali per incentivare la sostituzione di veicoli commerciali diesel fino agli Euro 3 con mezzi a basso impatto ambientale. Nell’accordo le Regioni si erano impegnate anche a promuovere la realizzazione di piste ciclabili, di di infrastrutture per carburanti alternativi e di servizi di car sharing a ridotto impatto ambientale. Tutte misure ancora in fase di realizzazione. Così com’è ancora “in fase di studio” l’idea di aggiornare le tasse automobilistiche in base al livello di inquinamento prodotto dai veicoli: “Ancora non esiste una proposta concreta”, spiegano dal ministero dell’Ambiente.

La politica non può più aspettare – Mentre negli uffici regionali e ministeriali si lavora, si ipotizza e si rimanda a tempi migliori e più facili, nella Pianura padana, però, si soffoca. E non solo per il particolato. Accanto al più famoso e pericolosissimo Pm10, infatti, la sigla che tutti ormai associano allo smog, ci sono altre criticità: “Abbiamo spiegato agli amministratori che bisogna prestare attenzione anche alla combustione di biomasse, per esempio. Nelle campagne si continuano a bruciare sterpaglie: una pratica vietata, ma tollerata. E poi anche agli inquinanti prodotti dall’allevamento e dall’attività industriale. Per esempio l’ammoniaca, che poi in atmosfera, attraverso reazioni chimiche, si solidifica e si trasforma a sua volta in particolato, moltiplicando l’inquinamento”, spiega il direttore dell’Istituto del Cnr per l’atmosfera e il clima Sandro Fuzzi. Così, mentre gli ossidi di zolfo sono diminuiti del 90% rispetto ad alcuni decenni fa e quelli di azoto di circa il 40%, “l’ozono e le polveri sottili rimangono a livelli preoccupanti. E il cambiamento climatico, causando una riduzione delle precipitazioni che dilavano gli inquinanti dall’atmosfera, non farà che peggiorare le cose”. La politica, insomma, non può più aspettare.