Elio e le storie tese si ritirano. Lo hanno annunciato Elio, Cesareo e Faso ieri sera nella tripla intervista delle Iene. La notizia è senz’altro triste, perché stiamo parlando di uno dei gruppi più importanti e geniali della storia della canzone italiana. Onestamente però la loro produzione la si poteva ammirare in prospettiva come una vera e propria parabola, da alcuni anni in fase discendente.

Si prenda l’ultima partecipazione al Festival di Sanremo del 2016 con Vincere l’odio. Forse per la prima volta, nonostante volessero riproporre la propria abituale dissacrazione all’icona sanremese, perfettamente riuscita nelle loro passate partecipazioni (La terra dei cachi o La canzone mononota), venne fuori un brano farraginoso, che con diversi ritornelli e senza strofe mostrava un’anima informe che non entrava mai in rapporto dialettico col contesto: caratteristiche che sul palco dell’Ariston vogliono dire, semplicemente, mancanza di significato.

C’è un libro di prossima uscita in cui Marco Di Pasquale analizza questa parabola, tratteggiando l’episodio dell’ultimo Sanremo come il residuo di un virtuosismo musicale senza più la forza creativa della composizione significante. Addirittura Di Pasquale arriva a descrivere la canzone del 2016 accostandola alle caricature che diversi anni prima gli Elii facevano a “Mai dire gol”: parodici e sicuramente divertenti, ma artisticamente trascurabili sotto l’aspetto creativo, di scrittura. Scrive Di Pasquale: “Gli album degli anni Novanta sono un’ascesa verso la perfezione di quelli dei primi Duemila; mentre i dischi venuti dopo il 2008 (dopo Studentessi, ndr) rappresentano il declino sotto vari aspetti”.

Il fatto è che gli Elii sono stati artisti poderosi, che hanno imposto in maniera potente il proprio stile e portato praticamente nel mainstream il rock demenziale, con competenza di esecuzione e scrittura decisamente fuori dal normale. Come accade per chi lascia un segno tanto vistoso nella storia della canzone – com’è dunque successo per esempio con Guccini o Fossati –, c’è da rammaricarsi per la decisione del ritiro, ma anche da apprezzare l’onestà del gesto di lasciare le scene quando si pensa di non riuscire a mantenere certi livelli.

“Ci vuole intelligenza di capire di essere fuori dal tempo. Youtuber, influencer, rapper. Queste sono le persone che oggi parlano ai giovani”. Queste le parole di Elio. Non so se l’arte fatta bene sia mai davvero fuori dal tempo. Se oggi fossero ancora in grado di scrivere Cicciput o Studentessi, non avrebbe senso ritirarsi, nonostante la loro comprovata intelligenza. A queste condizioni, invece, il ritiro genera uno dei sentimenti molto rari nel mondo della musica: quello della stima personale.

Ora non resta che aspettare l’ultima festa, il 19 dicembre al Forum di Assago.

E se fosse tutto uno scherzo?