Non è bastato vendere il titolo al prezzo più basso possibile. Pirelli non è riuscita a chiudere positivamente il primo giorno di quotazione in Borsa (-0,5%) arrivando a perdere fino circa il 3,4% del suo valore nella prima fase di negoziazione. E’ un segno che il mercato non è convinto a pieno delle potenzialità del gruppo degli pneumatici gravato da 4,287 miliardi di debiti. A vendere a piene mani le azioni della Bicocca sono stati soprattutto i grandi investitori, che hanno prontamente rimesso in circolazione sul mercato quasi un quarto (84,9 milioni di azioni pari a 547 milioni di euro) dei 350 milioni di titoli che erano stati acquistati dagli investitori professionali. Davvero pochi, invece, i piccoli risparmiatori (32mila in totale) che hanno deciso di disfarsi immediatamente delle azioni Pirelli.

E pensare che erano stati proprio i grandi investitori a reclamare la settimana scorsa un taglio netto del prezzo di Pirelli. L’azienda produttrice di pneumatici sperava infatti di poter tornare sul listino milanese ad un prezzo compreso tra 6,3 e 8,3 euro per azione. Ma mercoledì scorso il gruppo è stato costretto a ridimensionare le proprie attese d’incasso fermandosi a 6,5-6,7 euro a titolo. “Certo non mi aspettavo un taglio così incisivo della valutazione, ma, se come pare, gli ordini si sono attestati sulla fascia di prezzo media della forchetta iniziale, la decisione limita le possibili delusioni degli investitori e lascia invece spazio per una ulteriore valorizzazione del titolo una volta avviate le contrattazioni a Piazza Affari”, aveva spiegato il numero uno del gruppo, Marco Tronchetti Provera, in occasione della revisione del prezzo.

Nonostante il ritocco, la delusione in Borsa è arrivata lo stesso. Persino per Tronchetti e per le prime linee dirigenziali (25 persone in tutto) che hanno visto sfumare il maxibonus da circa 140 milioni condizionato al fatto Pirelli superasse la soglia dei 6,7 euro per azione, pari a un valore complessivo di mercato (capitalizzazione) da 6,7 miliardi. Ciononostante per Borsa Italiana il ritorno di Pirelli sul listino  resta “la più grande Ipo del 2017 nell’Europa Continentale” con 2,275 miliardi di euro di incassi. Inoltre, secondo Tronchetti, è presto per fare bilanci: il risultato dell’operazione “lo vediamo tra qualche mese”, come ha dichiarato lui stesso subito dopo il suono della campanella che ha dato inizio alle negoziazioni. “Sappiamo che l’azienda è solida e consegna risultati. I primi giorni c’è sempre volatilità. Gli investitori hanno già capito, in futuro vedendo i risultati saranno sorpresi solo in modo positivo”, ha poi aggiunto l’ex numero uno di Telecom Italia.

Ma quali sono le prospettive di Pirelli? Stando ai documenti ufficiali della quotazione, il gruppo prevede un incremento annuo del giro d’affari del 9 per cento. La previsione è però molto generosa dal momento che finora la media storica si è attestata al 5,4 per cento. Inoltre, l’azienda non riceverà nemmeno un euro dal collocamento per investimenti futuri e resterà ancora fortemente indebitata. Con tutti i rischi che ne conseguono, come evidenziato nel prospetto di quotazione approvato dalla Consob. Chi, invece, beneficerà sin da subito del ritorno di Pirelli in Borsa saranno Banca Imi (gruppo Intesa) Jp Morgan e Morgan Stanley. Le tre banche, consulenti dell’azienda di pneumatici, intascheranno buona parte delle commissioni per il collocamento (50 milioni per il consorzio di garanzia). Inoltre, potranno anche contare sul rientro a breve di 1,25 miliardi di prestiti concessi a Pirelli che dovrà rimborsare i tre istituti di credito con i proventi dell’offerta.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L'abbiamo deciso perchè siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un'informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Bankitalia, quella proposta di rilancio nell’intelligence finanziaria nonostante le ultime debacle del sistema

next
Articolo Successivo

Mediaset, la procura di Milano manda la Guardia di finanza negli uffici parigini dell’assalitore francese Vivendi

next