Chi stamattina ha preso una copia del Mattino in edicola si sarà chiesto: qualche tragedia è avvenuta nella notte? Quale calamità naturale ha provocato una strage? Il terremoto?  E se sì, dove? Non si spiega altrimenti quell’enorme morte con tanto di falce pubblicata in prima pagina dal quotidiano diretto da Alessandro Barbano. Poi, però, il lettore si sarà accorto che sotto quella funerea vignetta compare anche una didascalia: La nuova giustizia. Sì perché quella luttuosa prima pagina è dedicata niente meno che all’approvazione definitiva del Codice Antimafia.

Una è la novità introdotta nella riforma maggiormente osteggiata dal quotidiano di Napoli: l’estensione della disciplina della confisca dei beni anche per chi è accusato di reati contro la pubblica amministrazione, e quindi per chi finisce nel mirino della giustizia per corruzione, concussione, terrorismo.  Una norma che l’editoriale pubblicato in prima pagina definisce addirittura come “una legge che offende la libertà“. Il motivo? Si tratta di” un pericoloso e costante slittamento della nostra democrazia, ossia del governo del popolo, verso un governo dei giudici. Basta scorrere i giornali. Siamo tra quelli che pensano o si illudono di pensare che il compito dei giudici (che mi ostino a tenere ben distinti dai pubblici ministeri) sia quello di giudicare, ossia quello di emettere verdetti all’esito di un giusto processo. Ci illudiamo”, scrive nel suo articolo il professor Giovanni Verde, professore di Procedura Civile presso alla Luiss di Roma ed ex vicepresidente del Csm negli anni ’90.

Secondo il docente “oramai il processo è uno strumento marginale. O meglio è la stessa idea del processo, come luogo in cui la parte fa valere le sue ragioni con tutte le garanzie che una civiltà evoluta come la nostra deve o dovrebbe garantire, è tramontata. Sul contenzioso tra privati incombono le esigenze dell’economia. Non ci possiamo consentire il lusso di processi a tutto tondo e, oltre tutto, essendo un popolo incline al contenzioso, è necessario debellare il cancro della litigiosità, che ci fa perdere alcuni punti di Pil. E allora il processo, quello con la P maiuscola, va celebrato come strumento residuale. Bisogna trovare altre strade per comporre le liti, e il legislatore ci sta provando da anni con tenacia”. Mistero su quali siano le altre “strade per comporre le liti”: forse la legge del taglione? O il codice Hammurabi? Ma soprattutto: cosa c’entra tutto questo con l’approvazione di una riforma? Il Codice Antimafia può piacere o meno, ma la morte della giustizia è un’altra cosa.

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