Unicredit fa passi avanti sulla scacchiera della governance e a farne le spese questa volta è l’alfiere nero di Fabrizio Palenzona: Massimiliano Fossati. Il Chief risk officer, tra i protagonisti in negativo delle vicende che hanno tormentato la banca nel 2015, lascerà il gruppo in seguito alla “riorganizzazione della struttura di gestione del rischio” che diverrà operativa con il 1 ottobre. Per rafforzare l’efficacia dei controlli sui rischi, rafforzare il controllo selettivo sul business operativo ed evitare intromissioni e pressioni indebite quali quelle che si sono verificate con l’affaire Bulgarella, Unicredit ha deciso di separare le funzioni di gestione dei rischi dalle operazioni creditizie individuali.

Le due aree – group risk management e group lending office – sono state affidate rispettivamente a TJ Lim e ad Andrea Varese e saranno a riporto diretto dell’amministratore delegato Jean Pierre Mustier. Il manager francese mette così a segno un ulteriore colpo a vantaggio della banca e a detrimento di quanti nel recente passato, durante la gestione di Federico Ghizzoni, ne erano sostanzialmente diventati padroni. Caduto il “re” nero Paolo Fiorentino, spostato nella controllata i-Faber l’altro alfiere di Palenzona, Alessandro Cataldo, eliminata la “torre” Bernardo Mingrone e uscita di scena anche la “regina di lungo corso” Marina Natale (per la verità nient’affatto amata da Palenzona), restano sulla scacchiera manageriale ancora diverse pedine nere e un unico, vero, pezzo importante: il direttore generale Gianni Papa, manager legatissimo all’ex vicepresidente di Unicredit, che continua a tramare e a esercitare la sua influenza anche da “semplice” consigliere d’amministrazione.

Fiorentino, Papa, Mingone, Fossati e Cataldo erano gli elementi di spicco della cordata Palenzona che nell’estate 2015 è stata protagonista della tornata di nomine cui ha dato la stura la rimozione dell’allora direttore generale Roberto Nicastro. Dagli atti dell’inchiesta Bulgarella, poi, è emerso anche un ruolo nient’affatto secondario di Carlo Papa, commercialista di fiducia di Unicredit nonché fratello dell’attuale direttore generale Gianni, cui è stato chiesto di “asseverare” il piano di ristrutturazione dei debiti di Bulgarella che in prima battuta era stato approvato dal Comitato Crediti della banca in una riunione dell’aprile 2015. La partita a scacchi, dunque, non può dirsi ancora terminata e se il recente aumento di capitale da 13 miliardi di euro ha contribuito a ridimensionare notevolmente il potere all’interno della banca delle Fondazioni bancarie di cui Palenzona è espressione, l’ultima parola non è ancora detta: sarà l’assemblea dell’aprile 2018, con il rinnovo del cda, a far capire come e quanto si sono modificati gli equilibri.

Intanto, un tassello importante della nuova governance dell’istituto è la proposta di eliminare il tetto del 5% al diritto di voto e di attribuire al consiglio di amministrazione la facoltà di presentare una propria lista di candidati per il rinnovo del cda, aumentando al tempo stesso il numero di amministratori tratti dalla lista di minoranza. Queste proposte, così come la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio in ordinarie e il cambio di sede da Roma a Milano, verranno sottoposte all’approvazione dell’assemblea straordinaria convocata per il 4 dicembre. Sul rinnovo del consiglio, al momento sembra difficile che le Fondazioni possano conservare la loro unica poltrona, ma mai dire mai: Palenzona è uomo di peso e dalle mille risorse e non si può escludere che alla fine riesca a spuntarla, magari con un arrocco a sorpresa. Nella peggiore delle ipotesi c’è chi vede per lui un atterraggio morbido nella Fondazione Cassa di risparmio di Alessandria per poi da lì eventualmente proporsi alla guida dell’Acri (la potente associazione delle casse di risparmio italiane) al posto di Giuseppe Guzzetti che – salvo ulteriori proroghe – scadrà nel 2019.

Intanto, i suoi ex-uomini in Unicredit sono cascati tutti più o meno in piedi: Fiorentino è stato da poco nominato amministratore delegato di Carige, Mingrone è approdato in qualità di direttore finanziario all’Istituto centrale delle banche popolari (Icbpi), dove Federico Ghizzoni siede in consiglio d’amministrazione, e Cataldo è stato messo alla presidenza di i-Faber (controllata all’88% da Unicredit). Per il valente Fossati ci si chiede quale poltrona lo aspetti. Fortunatamente non quella della Sga, la società del Tesoro che dovrà gestire il recupero delle sofferenze di Veneto Banca e Popolare Vicenza alla cui guida è stata da poco chiamata Marina Natale.

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