“Più è forte la consapevolezza di avere sbagliato tutto nella propria vita, più l’anima ne riceve cura di consolazione. Fa bene anche pensare che la vita di tutti non è che una successione di errori e che la storia del mondo non è che apparenza e follia. Fa bene pensare che tutto poteva andare diversamente e che c’è un oscuro peccato d’origine, che la rivoluzione industriale è stata un crimine e che il dominio attuale della tecnica è la perdita di ogni autenticità e sostanza umana, una sottomissione a un potere mostruoso. Fa bene e illumina, fa vivere e morire un po’ meglio”.

Io non credo che le radici dell’ambientalismo affondino solo negli scritti di coloro che di natura e ambiente hanno scritto, anche se da posizioni di ecologia profonda, come Arne Naess.

Credo piuttosto che si debba allargare l’orizzonte e guardare anche a persone che istintivamente e poi nello scritto abbiano trasposto il loro malessere esistenziale rispetto a questa società malata. Guido Ceronetti – di cui sopra riporto un significativo aforisma – è sicuramente uno di questi. Ma gli fanno compagnia altri personaggi illustri, come Pier Paolo Pasolini, Jean Giono, a livello filosofico quanto meno Martin Heidegger. Un universo composito che comprende al proprio interno anche il pensiero che stupidamente si definisce come “reazionario”, quando invece sinistra e destra sono definizioni senza più alcun senso (da Gaber a Pallante).

Ceronetti, che ha lasciato la sua Torino, oggi vive a Cetona, un piccolo borgo nel Senese, che bene si adatta alla sua filosofia di vita. Perché lui vive di poco.

Ci fu un periodo che fummo in contatto, Ceronetti e io: mi inviò delle cartoline con delle piccole poesie frutto dell’ispirazione del momento. Le ho conservate, da qualche parte, magari oggi le tirerò fuori. Magari oggi che Ceronetti compie novant’anni.

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