Alla fine c’è cascato anche Matteo Renzi nello slogan retorico “aiutiamoli a casa loro”, che fino a poco fa apparteneva solo alla destra che della questione dell’immigrazione se ne voleva lavare, semplicemente, le mani. Il segretario del Pd, nel suo libro che uscirà a giorni, Avanti, dice che c’è bisogno di abbandonare “la logica buonista e terzomondista” dell’accoglienza.

Il presunto buonismo è stato sempre preso di mira dall’altro Matteo – Salvini – che ha costantemente ribadito la necessità di finirla con i ‘buonisti di sinistra che vogliono portarci l’invasione a casa‘. Un atteggiamento alimentato da “un senso di colpa” di cui, spiega Renzi, “bisogna liberarsi” perché “non abbiamo il dovere morale di accogliere in Italia tutte le persone che stanno peggio”. Il senso di colpa al quale allude è quello dell’Occidente, storicamente colpevole di aver creato divari abissali in ricchezza e povertà; in nazioni industrializzate e nazioni sottosviluppate. Colpe che, se citate pubblicamente, attiravano fino a ieri una marea di critiche da parte di quella destra xenofoba (discendente di quella colonialista) che ha sempre chiesto di chiudere la porta della storia e guardare avanti: “Non siamo più colpevoli per il passato, si rimbocchino le maniche”. A poco serve citare che il primo mondo continua a finanziare governi corrotti o vendere armi nella parte sud del globo: è un discorso terzomondista!

Purtroppo, questa nuova ‘identità – il Renzi pensiero – è sopratutto frutto dell’incapacità della sinistra – specialmente la radical chic – di creare un discorso che funzioni con l’elettorato, con la base, che è attratta dalle semplificazioni e dai luoghi comuni della destra sull’immigrazione. Un esempio è quanto accaduto a Sesto San Giovanni, l’ex Stalingrado d’Italia, dove la destra ha vinto alle ultime elezioni, interrompendo oltre 70 anni di amministrazione di sinistra, grazie a una campagna elettorale votata al discorso anti-immigrazione. Una retorica che ha attratto anche ex operai sestesi, militanti di sinistra, che hanno espresso la loro preferenza a destra perché contro l’apertura di una moschea. Ciò non è frutto di razzismo ma di una mancanza di argomenti vincenti da parte della sinistra che non riesce più a dialogare con la base e, soprattutto, a produrre cultura. Proprio su questo bisogna tornare a interrogarsi: come si può costruire una cultura che torni ad alimentare una nuova idea di sinistra?. Per alcuni è troppo difficile. Perciò meglio ripiegare e diventare la brutta copia di qualcuno: è diventato difficile distinguere il Matteo vero dal Matteo falso.

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