“Oggi l’Europa appare quasi ripiegata su se stessa. Spesso consapevole, nei suoi vertici, dei passi da compiere, eppure incerta nell’intraprendere la rotta. Come ieri, c’è bisogno di visioni lungimiranti, con la capacità di sperimentare percorsi ulteriori e coraggiosi”. E’ uno dei passaggi del discorso alla Camera del presidente della Repubblica Sergio Mattarella davanti al Parlamento in seduta comune e agli europarlamentari italiani per la celebrazione dei Trattati di Roma. Alla cerimonia non partecipano i parlamentari della Lega Nord (che hanno organizzato un sit-in in piazza Montecitorio), ma è presente il fondatore del partito, Umberto Bossi. Sono presenti – insieme agli altri gruppi – gli eletti del Movimento Cinque Stelle. Mattarella ha ricevuto una lunga “standing ovation” una volta entrato nell’Aula di Montecitorio per il suo discorso: prima che il capo dello Stato iniziasse il suo intervento tutti i presenti nell’emiciclo si sono levati in piedi ed hanno battuto le mani a lungo. “Costruire il futuro richiede all’Italia e all’Europa una straordinaria unità d’intenti e una solida fiducia nei valori fondanti del processo di integrazione – ha sottolineato il presidente tra le altre cose – Non impossibili ritorni a un passato che non c’è più, non muri che scarichino i problemi sugli altri senza risolverli, bensì solidarietà fra Paesi, fra generazioni, fra cittadini che condividono una stessa civiltà”. Per Mattarella, dunque, serve parafrasare un vecchio motto della politica: “Capovolgendo l’espressione attribuita a Massimo d’Azeglio verrebbe da dire: ‘Fatti gli europei è ora necessario fare l’Europa’. Sono le persone, infatti, particolarmente i giovani, che già vivono l’Europa, ad essere la garanzia della irreversibilità della sua integrazione. Verso di essi vanno diretti l’attenzione e l’impegno dell’Unione”. Tuttavia il presidente ha sottolineato la necessità di una “riforma dei trattati”. L’intervento di Mattarella, durato circa 20 minuti, è stato interrotto da diversi applausi e la sua conclusione è stata salutata con una lunga standing ovation. “Ogni qual volta abbiamo – singolarmente o collettivamente – dimenticato questa spinta ideale, abbiamo contribuito a trasformare un grande progetto politico in un programma tecnico-burocratico nel quale i cittadini europei stentano, talvolta, a riconoscersi. La congiuntura economico-finanziaria ha lacerato il tessuto sociale dei nostri Paesi, mentre, alle nostre porte, instabilità diffusa e fenomeni di portata epocale hanno messo in crisi la capacità dell’Europa di rispondere alle aspettative dei suoi cittadini”.

“L’Europa  non può permettersi di rinviare gli appuntamenti con la storia, quando essi si presentano, né possono prevalere separatezze e, tantomeno, amputazioni. Va, piuttosto, praticata e accresciuta la vicendevole responsabilità, la solidarietà nei benefici e negli oneri”. D’altra parte, aggiunge il capo dello Stato, “se guardiamo alla strada percorsa ci rendiamo conto di come non sia stato mai un cammino facile, sin dall’inizio”. Tuttavia, “la spinta all’unità europea si è sempre rivelata, comunque, più forte degli arroccamenti e delle puntigliose distinzioni pro-tempore di singoli governi o di gruppi di Paesi, giocando un ruolo significativo anche nel contributo alla evoluzione delle relazioni internazionali”. Secondo Mattarella uno sforzo per l’unità serve in Europa come in Italia e ha ricordato anche le parole di Alcide De Gasperi: “Per resistere è necessario ricorrere alle energie ricostruttive ed unitarie di tutta l’Europa. Contro la marcia delle forze istintive e irrazionali non c’è che l’appello alla nostra civiltà comune: alla solidarietà della ragione e del sentimento della libertà e della giustizia”. Tra le altre citazioni anche Luigi Einaudi e Winston Churchill che parlò di Stati Uniti d’Europa. Il presidente della Repubblica ha anche citato alcuni effetti positivi, da valorizzare, dovuti alla nascita dell’unità europea: dai più piccoli (e apparentemente insignificanti) come i giocattoli sicuri per i nostri bambini e i brevetti tutelati a livello europeo fino a quelli più evidenti, da Schengen e le frontiere aperte alla protezione dell’ambiente, dal modello sociale che deve tendere all’equiparazione negli Stati membri al fatto che “la guerra è stata tenuta lontana e, per la prima volta da tempo immemorabile, tre successive generazioni non ne hanno conosciuto la barbarie”.

Nelle parole di Mattarella, anche se non in modo esplicito, sembra possibile scorgere anche una risposta alla polemica avviata in queste ore dall’intervento del presidente dell’Eurogruppo, il ministro delle Finanze olandese Jeroen Dijsselbloem: “La soluzione alla crisi sui debiti sovrani e a quella sul rallentamento dell’economia non può essere la compressione dei diritti sociali nei Paesi membri. Tanto meno l’occasione di grossolane definizioni di Nord e Sud d’Europa. Questa è l’anima della nostra Europa, questa è la nostra identità. Se vogliamo un’Unione Europea più forte è da qui che dobbiamo ripartire”.

In Aula a Montecitorio erano circa 30 gli esponenti del M5s presenti (in totale gli eletti sono circa 120). I Cinquestelle hanno partecipato alle due standing ovation per il presidente Mattarella. Il capogruppo alla Camera Vincenzo Caso non si è alzato né ha applaudito in entrambe le occasioni così come un altro paio di colleghi di partito. Non c’era proprio, invece, la Lega Nord, che invece ha organizzato un sit in fuori dal palazzo di Montecitorio. I parlamentari del Carroccio hanno esposto cartelli con su scritto: “Europa uguale più disoccupati”, “No all’Europa dei traditori”, “Questa Europa affama i popoli”. “Rispettiamo il presidente Mattarella – osserva il capogruppo Massimiliano Fedriga – ma oggi non c’è nulla da festeggiare. Stanno festeggiando i traditori dei valori europei, chi sostiene un’Europa che massacra i diritti dei cittadini europei, l’economia degli Stati, che fa gli interessi delle lobby finanziarie. Ormai l’uscita dall’Euro non è più una scelta ma una via obbligata per risollevare le economie depresse dei nostri Paesi”. In realtà qualcuno della Lega alla Camera c’era e non una figura da poco: il fondatore del partito Umberto Bossi: “Preferisco sempre sentire le cose per poi ragionarci”. 

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