Cercare di interpretare i test di Formula 1 2017 è una specie di “mission impossible”. Mai come quest’anno si è assistito a test che non hanno fornito punti di riferimento certi ed attendibili. Sarà stato, la “compressione” a soli otto giorni di test (assurdità unica) che ha costretto forse i team a lavori atipici e diversi tra loro, sarà stato il cambio del regolamento, sta di fatto che si arriverà a Melbourne non ancora certi di quanto potremmo vedere in pista. 

Molte volte avevo affermato che i test degli ultimi anni, proprio perché brevi, costringevano i team a cercare subito la prestazione e a non nascondersi, quest’anno però non è stato così. Se guardiamo la lista dei tempi è impensabile credere che una Toro Rosso o una Renault siano a circa 4 decimi dalla Mercedes, come sembra difficile che la Ferrari, non solo abbia raggiunto la Mercedes ma che l’abbia addirittura distanziata di alcuni decimi. Certo parliamo di tempi assoluti e ottenuti in momenti diversi lo sappiamo tutti; ma quanti di noi avrebbero scommesso e sperato in una Ferrari in “prima fila” virtuale nei primi test dell’anno?

Dopo la prima settimana di test, ancor meno attendibile, è stata la seconda che perlomeno ci fornisce un dato sulla consistenza e sui miglioramenti della rossa. Certamente non si può affermare che la Ferrari sia migliorata in trazione rispetto all’anno scorso, quando le vetture e le gomme sono state sensibilmente allargate. Sarebbe stato difficile non migliorare, al contrario però, ciò che può essere analizzato è la difficoltà della SF70H di tenere la corda della curva.

Se osserviamo il fantastico video messo a disposizione dalla Fom con il confronto della pole di Hamilton del 2016 e il miglior giro ottenuto da Raikkonen nel 2017 questa difficoltà emerge chiarissima. Il tempo ottenuto, certo, è migliore quello della Ferrari ma questo grazie a una velocità più elevata di percorrenza curva che l’allargamento della carreggiata e delle gomme permette.

In questo caso facciamo un confronto con una vettura del 2016 perché questo dovrebbe essere a favore di quella del 2017. Se allo stesso modo osserviamo invece le traiettorie della Mercedes di Bottas (in versione ovviamente 2017) ci si rende conto di come questa, anche, sia molto vicina alla corda della curva.

Non voglio, con questo, assolutamente negare i passi avanti fatti dalla rossa ma solo magari un poco ridimensionare gli entusiasmi e i clamori che certi tempi registrati potrebbero indurre.

Sono cosciente del fatto che è assai difficile confrontare traiettorie e tempi ottenuti in momenti diversi ed in condizioni di conseguenza diverse ma sono gli unici punti di riferimento che i test 2017 ci hanno fornito. Bisognerà attendere, credo, ancora molto per capire che anno ci attenderà. Non basterà certo il poco (anch’esso) attendibile circuito di Melbourne, ricordate lo scorso anno la Ferrari come apparse? Bisognerà avere la pazienza e soffrire ancora un po’ prima di dare giudizi.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Morto John Surtees, addio al ‘figlio del vento’. L’unico ad aver vinto su auto e moto

prev
Articolo Successivo

Formula 1 2017, il via da Melbourne sperando in una Ferrari competitiva per battere la Mercedes e la noia

next