A un mese dal ventiseiesimo anniversario, Livorno ricorda le vittime della strage del Moby Prince con un flash mob organizzato dall’associazione culturale Effetto Collaterale e dall’associazione dei familiari delle vittime “140“.

La sera del 10 aprile 1991 a due miglia e mezzo dal porto di Livorno 140 persone morivano a bordo del traghetto Moby Prince in attesa di essere soccorsi in seguito alla collisione tra il traghetto e la petroliera Agip Abruzzo. Dal 2015 una Commissione parlamentare d’inchiesta sta lavorando per fare luce sulle vere cause di quella tragedia.

“Siamo convinti che se oggi e il 10 aprile la risposta collettiva sarà di massa, la Commissione potrà finalmente finire il suo lavoro e dare quelle risposte che da 26 anni stiamo attendendo” afferma Loris Rispoli, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime “140”.

“Abbiamo avuto modo di audire davvero molte persone – dichiara la senatrice Sara Paglini che fa parte della Commissione d’inchiesta in Senato –  abbiamo audito lo stesso Bertrand (l’unico sopravvissuto a bordo del Moby Prince), che dopo anni ha fornito delle indicazioni molto interessanti. In questo momento le sue dichiarazioni sono ritenute non divulgabili per non inficiare il nostro lavoro”. Tra i diversi auditi dalla Commissione c’è anche il Capitano Gregorio De Falco che per anni ha lavorato in Capitaneria a Livorno: “Credo che la Commissione saprà ben distinguere gli atti, i rilievi, dai ricordi vaporosi e nebbiosi”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Bologna, nella città dove l’emergenza è chiudere i centri sociali

prev
Articolo Successivo

Bologna, 40 anni fa la morte di Lorusso. Il Comune non c’è per evitare disordini

next