Pier Luigi Bersani, poco dopo la sentenza della Consulta che boccia l’Italicum come incostituzionale, e con opposizioni e colleghi di partito (renziani) dichiarano subito ‘al voto subito’, l’ex segretario dem stoppa gli entusiasmi e alla domande se ora ci si arriverà velocemente al voto antipipato, oppure per armonizzare le due leggi elettorali ci vorrà tempo e dunque si arriverà a fine legislatura, Bersani risponde: “Quando si dice di andare a votare, bisogna anche guardarsi un attimo intorno. Abbiamo qualche problemino noi: abbiamo il problema delle banche; il problema  del lavoro ed il referendum; abbiamo il terremoto; abbiamo forse da fare una manovrina. Cioè – spiega Bersani – esiste anche la vita reale, io consiglio di guardare un attimo la realtà, perché se il sistema politico si avvita sempre nelle sue elaborazioni, conclusioni o quisquilie, poi la gente..”. Poi Bersani ricorda la battaglia e la contrarietà all’Italicum all’interno del Pd: “Un anno e mezzo fa non eravamo mica in molti a dire che non era possibile sotto il profilo democratico. Io fui buttato fuori dalla Commissione (Affari Costituzionali, ndr) ora si è visto che fine ha fatto quella legge. Quella fu l’unica fiducia che non votai – continua l’ex segretario dem, che poi solleva perplessità sui capolista bloccati, salvati dalla sentenza della Corte Costituzionale – capolista bloccati vuol dire che in assenza di una legge sui partiti, sei persone, cioè i capi-partito, possono decidere il 70% della composizione del Parlamento. Non lo dico per Bersani, lo dico per l’Italia. O si fa una legge una legge sulla trasparenza dei partiti o si tolgono i capolista. Queste non sono noccioline”

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