Domani si vota per la presidenza dell’Europarlamento dopo 5 anni di Martin Schulz. Tre i candidati italiani alla successione del tedesco: Antonio Tajani (Fi) per il PPE, Gianni Pittella (Pd) per l’S&D, Eleonora Forenza (L’Altra Europa con Tsipras) per la Sinistra europea. La quarta, quella di Piernicola Pedicini (M5S) per il gruppo Efdd, è salata dopo il pasticciaccio brutto della tentata alleanza liberale dei pentastellati in Europa.

Vista la difficoltà di passare nei primi tre turni – dove serve la maggioranza assoluta dell’Europarlamento composto da 751 eurodeputati – l’elezione si deciderà molto probabilmente al quarto turno dove passano solo i due più votati.

Il Parlamento europeo resta delle tre principali istituzioni europee quella con minor peso visto lo strapotere del Consiglio – espressione dei governi nazionali – e della Commissione europea – esecutivo tecnico. Tuttavia il trattato di Lisbona del 2009 ha conferito importanti nuovi poteri al Parlamento europeo, ad esempio per l’approvazione del bilancio comunitario, poteri che gli eurodeputati possono usare come leva per strappare posizioni politiche più comunitarie e meno obbedienti agli interessi di qualche Paese nazionale in particolare. L’elezione di un italiano potrebbe rappresentare una rottura all’interno all’attuale assetto europeo che, ad eccezione di Mario Draghi alla Bce, non ha rappresentanti di peso del Sud Europa.

@AlessioPisano

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