Almeno sessanta morti. Detenuti decapitati e lanciati fuori dalle finestre, corpi fatti a pezzi e ammassati in alcuni carrelli della spesa, cadaveri nei corridoi. E ancora: sedici agenti presi in ostaggio, sette dei quali prigionieri fino a pochi ore fa. È una sommossa violentissima quella scoppiata la notte scorsa nel carcere Anisio Jobim di Manaus, in Brasile. Una rivolta presto degenerata in un massacro con tanto di scene da Grand Guignol.

Secondo il quotidiano Globo, infatti, i disordini sono iniziati ieri, quando sei corpi decapitati e ancora non identificati sono stati lanciati all’esterno della struttura. All’origine della ribellione – durata 17 ore – c’è una rissa tra gang rivali, entrambe legate al traffico di droga: la Familia do Norte e il Primeiro Comando da Capital, già noto in Brasile per le spedizioni punitive ordinate all’interno dei penitenziari. Ed è durante la mattanza all’interno del penitenziario che – secondo i media  brasiliani – alcuni detenuti sono riusciti a evadere dalla struttura penitenziaria: la notizia, però, non è stata confermata dal segretario alla Sicurezza pubblica dell’Amazzonia, Sergio Fontes, che ha definito l’episodio come “il maggior massacro del sistema carcerario della regione”.

Il segretario ha comunicato che un conteggio preliminare effettuato dalle forze dell’ordine, entrate all’interno del penitenziario al termine della ribellione, ha rinvenuto almeno 60 morti”. Fontes ha anche precisato di ritenere probabile che il numero dei morti aumenterà ulteriormente. Gli agenti in assetto antisommossa sono entrati nel complesso carcerario: la situazione generale è stata rimessa sotto il controllo delle autorità e a breve inizierà il conteggio dei carcerati, per capire quanti siano morti e quanti siano evasi. In alcuni video diffusi online è possibile vedere la situazione all’interno del penitenziario alla fine della rivolta: sangue ovunque, corpi straziati e ammassati sui carrelli, cadaveri ammucchiati negli angoli.

Durante la sommossa, tra l’altro, sedici agenti di polizia penitenziaria sono stati presi in ostaggio: sette erano prigionieri dei rivoltosi fino a pochi attimi fa, mentre in nove sono stati già liberati, come ha comunicato il capitano della polizia militare, Mesquita Feitoza, che si trova sul posto. Tutte le forze dell’ordine e di sicurezza di Manaus sono state comunque convocate per un’operazione di sicurezza di emergenza nella città.

Non è la prima volta che il sangue scorre nelle carceri brasiliane. Nell’ottobre scorso 33 detenuti sono stati assassinati durante alcuni scontri tra bande rivali nella prigione Agricola de Monte a Boa Vista, nello Stato di Roraima, e nel penitenziario statale di Porto Velho, nello stato di Rondonia. Anche in quell’occasione alcune delle vittime erano state decapitate e gli scontri avevano coinvolto il Primeiro Comando da Capital, che è la maggior organizzazione criminale terrorista di San Paolo. E che ieri ha scatenato l’inferno nel carcere di Manaus.

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