Quasi tutti cittadini europei, molti giovanissimi e comunque under 35, la maggior parte già denunciati o arrestati o anche segnalati dalle forze dell’ordine o dall’intelligence, alcuni con gravi problemi psichici. L’11 settembre continuo che sta vivendo il cuore dell’Europa in queste settimane ha un minimo comun denominatore: i massacratori che vestivano le divise di Al Qaeda o Isis e che Daesh ha dichiarato fossero suoi soldati erano uomini con un passato criminale. Fatto di furti o rapine, violenze domestiche, armi o traffico di droga, ma comunque “noti” alle forze dell’ordine e a volte anche ai servizi segreti. Poi la radicalizzazione – a volte last minute – il giuramento di fedeltà al Corano di Abu Bakr Al Baghdadi e la risposta agli appelli di Abu Muhammad al-Adnani. Alcuni di loro sono stati in carcere ed è anche dietro le sbarre che inizia il percorso verso il martirio loro e la strage di tanti innocenti. Come i bambini spazzati via sulla Promenade des Anglais a Nizza o al mercatino di Natale a Berlino

Terrorismo, da Berlino a Charlie Hebdo: gli assassini del Jihad avevano tutti un passato criminale

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