Mi rendo conto: non è facile essere allegri sottoterra. Il commento di mia mamma dopo aver visto il film è stato: “Nessuna faccia sorridente…incomunicabilità perfetta. Sarà così il viaggio verso l’inferno?”. Volti pietrificati dalla routine, il sogno ridotto a un gratta e vinci. L’anima risucchiata dallo schermo di un cellulare. Gli unici che si portano ancora il fantasma di un sorriso sul volto sono i folli, gli ubriachi e i bambini. Gli adolescenti sghignazzano, non sorridono.

Un mondo dove il sorriso è assente è un inferno. Un mondo dove a sorridere sono solo i manifesti pubblicitari è un mondo di carta, vuoto, svuotato, morente. Ma io sogno ancora. Sogno un mondo fatto non solo di vasi comunicanti ma anche di visi comunicanti. Credo ancora nelle sorgenti di umanità presenti nel nostro cuore. Basta poco, così poco per tornare a essere vita, vita pulsante, vita che si cerca e si trova in un sorriso.

Ci rifilano un mondo fatto di abbonamenti, di offerte, di assicurazioni sulla non-vita, spacciano la droga della vacuità, ci fanno sognare Briatore, Belen, e SuperEnalotto, e l’uomo-pesce abbocca e alla fine crede che la felicità si trovi grattando con una monetina un cartoncino! Questa umanità grattante! Questa umanità digitante! Questa umanità non vedente! Cieca di WhatsApp. Questa umanità con l’iPhone in mano e un volto mummificato come passaporto per il Nulla.

Io sto con i folli, gli ubriachi e i bambini.

E se siete voi che fate andare avanti il mondo, voi che non avete tempo per sorridere perché dovete correre al lavoro, se siete voi i costruttori di questo mondo senza sorrisi, bene, ve lo lascio tutto questo vostro mondo senza vita.

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