Dopo due giorni, il blocco del porto di Gioia Tauro si è concluso ma continuano le proteste dei lavoratori dipendenti del terminalista Medcenter (Mct) che rischiano di essere licenziati.

La settimana scorsa, l’azienda madre (che sostanzialmente opera in regime di monopolio all’interno del scalo commerciale più importante del Mediterraneo) ha annunciato 442 esuberi. L’imminente messa in mobilità dei portuali è stata sospesa dopo una lunga riunione con i sindacati ai quali Mct ha promesso di riesaminare il numero dei dipendenti che dovranno essere licenziati e che al momento si trovano in cassa integrazione.

Eppure a luglio c’era stato un incontro a Roma fra Regione Calabria e ministeri di Tesoro e Infrastrutture durante il quale si era decisa l’istituzione di un’Agenzia del lavoro per “parcheggiare” i portuali in esubero in attesa dell’impiego in altre attività funzionali allo scalo, come la cantieristica navale e tutta una serie di iniziative che possono nascere con un piano di utilizzo del retro-porto  di Lucio Musolino

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Sciopero fattorini Foodora, salta il tavolo: i vertici dell’azienda annullano incontro. Il ministero avvia accertamenti

prev
Articolo Successivo

Lavoro, Inps: “31% di licenziati in più nei primi otto mesi del 2016. E -351mila assunzioni rispetto al 2015”

next