L’anno scorso l’Arabia Saudita riuscì a convincere la maggioranza degli Stati del Consiglio Onu dei diritti umani a votare contro l’istituzione di una commissione internazionale sui crimini di guerra commessi in Yemen. Venne invece approvata un’inutile risoluzione a sostegno della neo-istituita commissione nazionale yemenita sui diritti umani che, da quello che si è visto nel primo anno di attività, non stabilirà la verità né favorirà la giustizia.

Intanto, la guerra nello Yemen va avanti da un anno e mezzo. I civili uccisi sono ormai 10.000, gli sfollati oltre tre milioni. La popolazione è sempre più allo stremo: più della metà degli yemeniti dipende dagli aiuti umanitari e solo un bambino su 10 riesce ad arrivare vivo a cinque anni.

Il 13 settembre si è aperta la 33esima sessione del Consiglio Onu dei diritti umani. Di nuovo, le organizzazioni per i diritti umani chiedono che s’indaghi seriamente sui crimini di guerra, commessi soprattutto dalla coalizione a guida saudita che ha condotto innumerevoli attacchi contro centri abitati, moschee, mercati, scuole e ospedali (di recente è stata colpita anche una fabbrica italiana) utilizzando spesso armi proibite dal diritto internazionale.

Stavolta la richiesta di una commissione internazionale indipendente d’inchiesta è sostenuta anche dall’Alto commissario per i diritti umani, il principe Zeid bin Ra’ad Al Hussein, che vi ha fatto esplicito riferimento nel suo discorso inaugurale.

Ma il problema dell’anno scorso rimane: l’Arabia Saudita continua a far parte del Consiglio dei diritti umani – nonostante le organizzazioni per i diritti umani ne abbiano chiesto la sospensione – e influenza l’orientamento di molti altri Stati membri. Sarà determinante la posizione che assumeranno alcuni degli alleati più influenti del regno saudita, come Francia e Regno Unito.

Usa e Italia, che con Riad hanno eccellenti rapporti, non fanno parte del Consiglio dei diritti umani ma potrebbero, se volessero, assumere una posizione per la fine dei crimini di guerra e l’accertamento della verità.

Tra l’altro, proprio oggi Amnesty International ha confermato che l’attacco del 15 agosto contro l’ospedale di Abs, sostenuto da Medici senza frontiere, è stato compiuto con una bomba di precisione della serie Paveway made in Usa. E dal canto suo, come minimo, l’Italia potrebbe cessare di inviare bombe alle forze armate saudite.

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