Burkini? Che male c’è? Mi mette più a disagio un topless”. Il divieto di indossare il costume integrale in spiaggia adottato da alcune città francesi non piace alle donne, giovani e meno giovani, arrivate al Meeting di Cl a Rimini. Girando tra gli stand della kermesse ciellina per parlare delle polemiche di questi giorni, solo una ammette di essere a disagio davanti a una donna che fa il bagno completamente vestita: “E’ anche una questione di igiene”. Tutte le altre intervistate non condividono in alcun modo i provvedimenti adottati in alcune città della Francia e allo studio in Germania. “Potrebbe essere un’imposizione anche doversi scoprire per fare il bagno – dice una signora – A me il burkini non disturba. Patisco un po’ per loro a vederle così coperte in acqua. Ma non dimentichiamoci che fino a pochi anni fa anche le nostre donne andavano in giro coperte, e le suore facevano il bagno vestite”.  Un’altra spiega di essere più a disagio “davanti a un topless”, purché “il burkini lasci scoperto il volto, per questioni di sicurezza”. Poco distante una ragazza le fa eco: “Se una ha una certa dignità del proprio corpo e lo vuole nascondere, non vedo perché no. Mi sembra più sensato di certa gente che senza pudore va in spiaggia in topless”. Per tutte comunque lo stop al burkini non favorisce l’integrazione. Anzi, è un ostacolo. “Si fa tanta pressione su una questione che alla fine è minoritaria, mentre bisognerebbe fare molta più attenzione al dialogo interreligioso. Un confronto che produca qualcosa di positivo, e che serva all’integrazione vera e propria”.
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