Non solo le nuove perquisizioni disposte dalla procura vicentina e l’iscrizione nel registro degli indagati per truffa di quattro direttori di filiale friulani. Un gruppo di grandi azionisti di Banca Popolare di Vicenza ha avviato una serie di iniziative legali per ottenere l’annullamento o la risoluzione degli acquisti di azioni dell’istituto, che dopo l’aumento di capitale non valgono quasi nulla, e per il risarcimento del danno subito. Lo studio legale Spinazzi Azzarita Troi di Padova, che li assiste, ha già richiesto alla Popolare annullamenti, risoluzioni o risarcimenti dei danni per oltre 150 milioni di euro, coinvolgendo in alcuni casi amministratori e società di revisione.

Ad avviare l’azione legale sono stati sia azionisti finanziati dalla banca per l’acquisto delle azioni (per somme superiori ai quaranta milioni di euro), sia investitori che hanno acquistato utilizzando propri capitali al prezzo di 62,50 deciso dai vertici della banca, facendo affidamento sulla promessa che i titoli avrebbero potuto essere rivenduti allo stesso prezzo.

Intanto il fondo Atlante, diventato proprietario della banca dopo aver sottoscritto l’intero ammontare della ricapitalizzazione, ha smentito quanto scritto mercoledì dal Sole 24 Ore, secondo cui ha già avviato la procedura di cessione dell’istituto. “A questo scopo”, secondo il quotidiano di Confindustria, “si starebbe inviando materiale riservato ai potenziali offerenti”. Il fondo gestito da Quaestio sgr ha diffuso una nota in cui definisce “priva di ogni e qualsiasi fondamento la notizia in riferimento a rumour riportati da alcuni media riguardo all’ipotesi allo studio da parte del Fondo Atlante della cessione della Banca Popolare di Vicenza”.

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