Il Pd credeva di vincere facile a Milano con Giuseppe Sala, Mr. Expo: i dati del primo turno ci dicono invece che Matteo Renzi ha sbagliato candidato. Lo dimostra innanzitutto l’affluenza alle urne. Lo scontro tra i due manager gemelli non ha per niente appassionato i cittadini. Ha votato solo il 54,6 per cento dei milanesi, record negativo per la città: meno della media nazionale (62,1) e ben 12,9 punti meno che nel 2011 (67,5 per cento), quando Giuliano Pisapia al primo turno raccolse il 48,8 per cento, sette punti più di Letizia Moratti (41,5).

Con il suo 41,6, Sala è sotto di ben 7,2 punti rispetto al Pisapia del primo turno 2011. Il candidato del Partito della Nazione, che nelle intenzioni di Renzi e dei giovani leoni del Pd milanese doveva far dimenticare l’esperienza “arancione” di Pisapia, non ha funzionato. È solo un soffio sopra il suo competitor di centrodestra, Stefano Parisi (40,7 per cento), da cui lo divide solo un punto. Con Sala, Renzi e il Pd hanno diviso il fronte che aveva trascinato alla vittoria Pisapia, senza peraltro conquistare l’elettorato di centrodestra, che si è riconosciuto nella forza tranquilla di Parisi, ben attento a non farsi sovrastare dalla presenza di Berlusconi e Salvini.

Per quanto riguarda i partiti, a Milano è andato bene il Pd (28,9 per cento) e la lista Sala (7,6). Un fallimento, del tutto prevedibile, la lista Sinistra x Milano (3,8), che si è verniciata d’arancione per tentare – invano – di recuperare quell’ala civica che aveva determinato il successo di Pisapia nel 2011. Sul fronte del centrodestra, Parisi compie il miracolo di tenere in vita Forza Italia (20,2 per cento) e la Lega conquista l’11,7 per cento: chi aveva parlato di sorpasso di Salvini su Forza Italia è seccamente smentito. Per il resto, un disastro: Fratelli d’Italia solo al 2,4 e Milano popolare, la lista area Ncd di Maurizio Lupi, ferma al 3,1. Non bene, soprattutto, la lista Parisi, che doveva dare la marcia in più allo schieramento, anche oltre i confini del centrodestra, ma si ferma al 3 per cento.

Il Movimento 5 stelle, che a Milano non ha tradizione, è rimasto schiacciato nello scontro Sala-Parisi e non è riuscito a diventare una consistente alternativa ai due manager. Ha però portato a caso un suo buon risultato, con il 10 per cento: ben 7 punti più del 2011. Anche Basilio Rizzo, con Milano in Comune, è stato schiacciato nel margine a sinistra dello schieramento politico, senza riuscire a diventare una alternativa civica al Partito della Nazione. Ha raccolto il 3,6 per cento: sufficiente almeno a dare un’alternativa d’onore a chi non se l’è sentita di votare Mr. Expo, la sua scarsa trasparenza, le sue amnesie.

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