Fermiamo definitivamente gli esperimenti sugli animali. Lo gridano gli attivisti dell’associazione Essere Animali davanti al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologia dell’Università di Bologna. Per la 37esima Giornata Mondiale per gli Animali da Laboratorio un centinaio di animalisti si sono dati appuntamento a pochi metri da uno delle decine di stabulari presenti all’interno delle università italiane dove si svolgono ricerche scientifiche con esperimenti su animali. Il team del professor Claudio Galletti, bersaglio della protesta degli attivisti giunti da tutta Italia, studia da almeno 30 anni, usando primati come “cavie”, il funzionamento del cervello attraverso la vista.

“L’ultima applicazione dei nostri studi è un kit impiantato nel cervello di un tetraplegico grazie al quale è tornato ad usare un braccio attraverso i segnali mandati all’arto dal cervello”, spiega Galletti al fattoquotidiano.it. “La scimmia ha il cervello praticamente identico all’uomo, come identiche sono le sue capacità visuomotorie che le permettono di controllore gli arti. Non ho mai usato altri animali come i topi, hanno un cervello troppo diverso dall’uomo. E poi uso una scimmia o due all’anno. In questo momento ne ho una. C’è un intervento chirurgico iniziale che serve per l’impianto della protesi. Crudeltà verso le scimmie? Non scherziamo, io mi comporto né più né meno di un neurochirurugo che opera una persona. E soprattutto seguendo i parametri dell’autorizzazione concessami dal Ministero della Salute”.

Indipendentemente dallo scopo e dal risultato ottenuto, gli esperimenti con animali sono una mostruosità”, gli fa eco Simone Montuschi, portavoce di Essere Animali. “Noi non siamo contro la ricerca, siamo contro la tortura. E compiere esperimenti con elettrodi sul cervello di macachi, così come tanti altri esperimenti che ancora si compiono nei laboratori italiani, per noi è una forma di tortura verso questi animali. A tutti i ricercatori che sostengono che la sperimentazione animale sia un sacrifico necessario per il progresso della ricerca scientifica, ricordiamo che con le stesse parole anni fa erano stati difesi i test su animali per la cosmesi, oggi vietati in tutta l’UE”. Secondo i dati della Lega AntiVivisezione (LAV) pubblicati nel 2014, gli esperimenti sugli animali in Italia ai fini della ricerca scientifica tra il 2010 e il 2012 sono aumentati raggiungendo le 726 unità, di cui 624 sono interventi sugli animali senza anestesia.

La LAV  ha esaminato i dati più recenti – ottenuti dal Ministero della Salute (che si rifanno ancora al vecchio Decreto legislativo 116/92 in vigore fino al 2014), grazie ad una storica sentenza del TAR – relativi alle sperimentazioni più dolorose e alle aperture di nuovi laboratori che usano animali: i risultati sono impressionanti, nonostante la crisi economica e i tagli alla ricerca, sono 169 le autorizzazioni per nuovi stabulari in soli tre anni di cui ben 104 con nuove specie, locali o strutture, per un totale di oltre 700 stabulari dove gli animali vengono sottoposti alle atrocità della vivisezione e uccisi”. Si tratta di sperimentazioni “in deroga” che dovrebbero rappresentare un’eccezione secondo il quadro normativo sul tema che si rifaceva prima alla legge 116/92, poi al decreto legislativo del 26 marzo 2014 che recepisce la direttiva europea. “Pur essendoci una legge che norma la sperimentazione c’è sempre una concessione. Finché non ci sarà un divieto assoluto questa pratica della deroga continuerà sempre”, spiega Candida Nastrucci che insegna Genetica Medica alla Università di Roma Tor Vergata. “Basta spedire il progetto al Ministero che ha poi un mese per rispondere, e che raramente dice no. Oltretutto non c’è un team di specialisti sui metodi alternativi a giudicare i progetti presentati; documenti che non vengono nemmeno resi pubblici. Insomma, si continua a concedere “deroghe” a chi usa animali per esperimenti. Vuol dire, allora, che non si è capito lo spirito della legge del 2014. L’unico obiettivo sarebbe invece incentivare i metodi alternativi come previsto nel decreto”.

“Se si vuole capire come funziona quella parte del cervello che io studio ditemi come posso farlo con un metodo alternativo?”, aggiunge Galletti. “L’alternativo si applica dove può essere applicabile e sono perfino d’accordo con chi lo dice, per esempio nel testate un cosmetico. L’alternativa ha un senso in tutti i campi in cui è applicabile. Più usiamo metodi alternativi meglio è, non c’è da parte mia un no secco. Se non ci fosse questo ragionamento alla base di quello che faccio, il ministero non autorizzerebbe il mio esperimento”. “E poi ci tengo a dire un’ultima cosa – conclude il professore bolognese – io non faccio esperimenti senza anestesia, gli esperimenti sono fatti agendo sull’animale come se si agisse sull’uomo. Si sta ben attenti a non far soffrire gli animali. Anche qui, ripeto: è tutto scritto nel progetto autorizzato dal Ministero per tre anni”.

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