Che Panama fosse un centro offshore lo si sapeva da molto prima della divulgazione dei Panama Papers, afferma Donato Masciandaro, direttore del Dipartimento di economia della Bocconi. “E le modifiche legislative del 2015 non hanno improvvisamente trasformato il paese in un campione della trasparenza. Il problema è che la comunità internazionale dispone di armi spuntate per contrastare i centri offshore. I dati dimostrano che le “liste nere” rischiano addirittura di trasformarsi in una certificazione di opacità, che attira nuovi capitali anziché allontanarli”. Insomma, se esistono i paradisi off-shore “è perché molti paesi on-shore hanno interesse a mantenere delle enclave grigie, magari vicino ai loro confini”

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Servizio Pubblico, Panama Papers: Robin Hood o criminali informatici? Nuovo caso Falciani

next
Articolo Successivo

Panama Papers, presidente Varela: “Accettiamo sfida su trasparenza finanziaria”

next