È una scoperta che potrebbe cambiare il paradigma per la diagnosi precoce e la terapia dei tumori. È l’osservazione, per la prima volta in diretta, della nascita di un tumore e la sua progressiva diffusione in un animale vivo. La malattia prende il via da una singola cellula impazzita che, credendosi di nuovo bambina, attiva per errore i geni normalmente accesi nelle cellule staminali durante lo sviluppo embrionale. Lo studio, pubblicato su Science, è stato elaborato dai ricercatori del Boston Children’s Hospital.

Protagonisti degli esperimenti sono i pesci zebra, usati come modello per riprodurre in laboratorio la nascita e la progressione del melanoma umano. I ricercatori hanno modificato il Dna degli animali in modo da introdurre le mutazioni responsabili nell’uomo del tumore della pelle. Poi hanno inserito un gene ‘spia’, che si accende (producendo una proteina fluorescente verde) solo quando nel Dna si attivano i geni tipici delle cellule bambine, le staminali.

Per 30 volte, in 30 pesci differenti, i ricercatori hanno visto comparire dei puntini verdi fluorescenti. “Seguendo la loro evoluzione – raccontano – abbiamo osservato che si sono trasformati in tumore nel 100% dei casi”. In due pesci, i ricercatori sono riusciti a osservare perfino la primissima cellula del tumore colorata di verde. Questi risultati dimostrano che tra le tante cellule dell’organismo che possono presentare mutazioni genetiche associate al cancro, solo alcune diventano tumorali: sono quelle che vanno incontro ad una ‘crisi di identità‘ e, credendosi ancora bambine, attivano un programma genetico tipico dello sviluppo embrionale e cominciano a moltiplicarsi in modo incontrollato. I biologi intendono prendere di mira questi geni per sviluppare nuovi test per la diagnosi precoce e nuove terapie che spengano il tumore sul nascere.

L’articolo su Science

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