Avete una vecchia (e inquinante) auto che non può praticamente più circolare, ma non volete buttarla via? L’impianto a Gpl potrebbe essere una soluzione, ma perché non spingersi oltre e trasformarla in elettrica? Semplice, perché non si può, o meglio non si poteva fino allo scorso 11 gennaio, giorno in cui nella Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto 219 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, inerente alla “riqualificazione elettrica” dei veicoli. Tradotto dal burocratese, vuol dire che ora esistono regole certe per eseguire e omologare un intervento tecnico che può dare una seconda giovinezza a qualsiasi automobile. Così, anziché comprare un’auto elettrica nuova, si può far eseguire un “trapianto” sulla propria, cambiando il motore termico con uno elettrico, il serbatoio della benzina o del gasolio con un pacco batterie, il condizionatore a gas con uno a pompa di calore e via dicendo. I vantaggi potrebbero essere molteplici, a patto che il costo sia ragionevole: finora è sempre stata proprio la seconda condizione a mancare.

Nel Paese dove anche un filtro dell’aria non autorizzato può portare al sequestro di un’auto, omologarne una del tutto diversa da come l’ha prevista la Casa madre era pura utopia, a meno di non infilarsi nella procedura dell’esemplare unico. È quello che ha fatto negli ultimi sei anni l’azienda modenese Riker, una delle aziende italiane specializzate in trasformazioni elettriche. La Riker ha progettato, costruito e venduto circa cinquanta Smart riconvertite, al costo di 19.000 euro tutto incluso. La procedura prevedeva l’acquisto di una Smart usata (1.500-3.500 euro), il montaggio del kit di trasformazione (14.000 euro) e l’omologazione che andava fatta in due atti, prima in Germania dal Tüv e poi in Italia alla Motorizzazione come esemplare unico. In questo modo la Smart “convertita” ha 100 km di autonomia, tocca i 75 km/h (autolimitati) e si ricarica in 4 ore. Percorrere 100 km costa 1,5 euro di elettricità e la manutenzione è ridotta dell’80%. Numeri interessanti, che associati a benefici come l’accesso alle ZTL, alcuni parcheggi gratis e i risparmi sul bollo e assicurazione potrebbero ingolosire molti automobilisti.

Il decreto 219 dovrebbe servire proprio a questo, cioè a rendere possibile l’omologazione in Italia senza passare dalla Germania e senza l’utilizzo della costosa procedura di esemplare unico grazie a “kit per il retrofit elettrico” omologati in partenza. “Ora dovremmo avere la possibilità di omologare la soluzione tecnica su un gruppo di telai affini per caratteristiche, così da coprire un certo numero di auto”, ha spiegato a Ilfattoquotidiano.it Flavio Odorici, responsabile della progettazione e dello sviluppo dell’elettronica alla Riker. Il problema dell’installazione, per l’azienda, è già praticamente risolto. “Abbiamo già una rete di dieci Riker Point in Italia, il cui personale è perfettamente formato e ha già eseguito diverse conversioni”, ha detto Miria Burani, responsabile del marketing. “Ora vogliamo adeguare il progetto a queste nuove norme per andare incontro a un bacino molto più ampio di clienti, visto che le cifre in gioco saranno più basse” grazie allo snellimento della trafila burocratica. È presto, dunque, per sapere quanto costeranno i nuovi kit, ma c’è da scommettere che sul mercato arriveranno presto altri specialisti della “trasformazione elettrica“.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Tesla Model X, gli animalisti della Peta entusiasti per la prima “auto vegana”

next
Articolo Successivo

Auto elettriche, l’obiettivo “un milione” mette in crisi Merkel e Obama

next