Dopo il Lussemburgo e l’Olanda, l’antitrust della Ue ha messo nel mirino per i vantaggi fiscali illegittimi concessi ad alcune aziende multinazionali anche il Belgio. A cui la Commissione ora chiede di recuperare 700 milioni di euro di tasse evase da 35 aziende sulla base di accordi “illegali”. “Il Belgio ha dato un grande vantaggio a un selezionato numero di multinazionali, contrario alle regole degli aiuti di Stato”, ha detto il commissario alla concorrenza Margrethe Vestager. “Esso distorce la concorrenza a svantaggio di aziende più piccole, che vengono poste in una situazione di disparità“.

La mossa si inserisce nel quadro delle numerose indagini che l’esecutivo comunitario sta conducendo sui vantaggi assicurati da diversi paesi dell’Ue alle multinazionali. A ottobre scorso la Commissione ha imposto infatti all’Olanda di recuperare dal gruppo Starbucks una somma tra i 20 e 30 milioni di euro per i benefici fiscali ottenuti in passato e al Lussemburgo di farsi restituire la stessa somma da Fiat per il “vantaggio illegale” di cui ha goduto la controllata Fiat Finance &Trade, che fornisce servizi finanziari ad altre società del gruppo guidato da Sergio Marchionne. Accertamenti sono in corso anche nei confronti dell’Irlanda per i vantaggi conseguiti da Apple, mentre il Granducato di cui è stato premier per quasi vent’anni l’attuale presidente della Commissione Jean Claude Juncker è accusato di avere favorito anche Amazon e McDonald’s.

Base imponibile ridotta tra il 50 e il 90% – Lo schema fiscale belga, chiamato “dei profitti eccedenti” e introdotto nel 2005 con lo slogan ‘Only in Belgium’, riduce la base imponibile tra il 50 e il 90% per scontare appunto gli utili che derivano dal fatto di essere parte di un gruppo multinazionale. L’indagine aperta dall’esecutivo Ue a febbraio 2015 ha evidenziato che lo schema è una deroga rispetto al normale regime che il Belgio applica alle imprese. L’atteggiamento del governo belga, ha proseguito Vestager, “ha danneggiato gravemente la concorrenza leale nell’Unione europea”. I benefici degli incentivi belgi non potevano andare alle aziende attive solo nel Paese e questo secondo la Commissione rappresenta “una gravissima distorsione” che ha interessano “una vasta gamma di settori economici”. Le multinazionali che hanno beneficiato del regime fiscale favorevole sono soprattutto europee. Dopo l’avvio dell’inchiesta della Commissione il Belgio ha smesso di consentire a aziende multinazionali l’adesione allo schema fiscale, ma le imprese che già beneficiano del sistema hanno continuato ad approfittarne.

Il ministro delle Finanze belga, Johan Van Overtveldt, “non esclude” la possibilità di fare ricorso contro la decisione e in una nota sottolinea che farà ogni sforzo per “limitare l’impatto massimo” della decisione dell’Ue “nell’interesse della certezza del diritto e del nostro tessuto economico”. Il recupero in ogni caso sarà “molto complesso”, si legge nel comunicato.

La proposta “deludente” sullo scambio automatico di informazioni – Lo scorso ottobre i 28 ministri delle Finanze dell’Unione europea hanno raggiunto un’intesa sulla trasparenza e lo scambio automatico di informazioni sui tax ruling, gli accordi fiscali anticipati siglati fra alcuni Stati membri e centinaia di imprese multinazionali. Il Parlamento Ue ha però espresso “delusione” per l’accordo perché lo ritiene “annacquato” rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea. Un rapporto approvato dalla commissione economica del Parlamento ha rilevato che “gli Stati membri avranno perso una grande opportunità di creare più trasparenza nel fisco”, ha detto Markus Ferber, autore del rapporto. In base alla proposta, infatti, la nuova direttiva si applica solo ai tax ruling transnazionali e non a quelli interni e la Commissione può solo “raccogliere” i dati ma non farne uso. Anche la retroattività di cinque anni è giudicata insufficiente. Ciliegina sulla torta, l’entrata in vigore scatterà solo l’1 gennaio 2017.

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