Hanno aggredito i militari in presidio davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore di Roma, e hanno cercato di disarmarli gridando “Allah è grande“.

I due clandestini senza fissa dimora, già espulsi ma rimasti in Italia, sono stati subito immobilizzati e consegnati alla polizia che li ha arrestati. Si tratta di un palestinese e un tunisino di 40 e 30 anni. L’episodio è avvenuto lunedì 15 dicembre. Per loro è scattato anche un provvedimento di espulsione. Sono accusati di resistenza e minacce a pubblico ufficiale, istigazione a delinquere con finalità di terrorismo. I due, infatti, nel tentativo di sottrarsi all’arresto, avevano cercato di coinvolgere e far intervenire in loro aiuto, altri stranieri presenti nelle vicinanze della Basilica. Poi hanno inveito anche contro poliziotti intervenuti, sia con minacce verbali che fisiche.

Anche negli uffici del commissariato Viminale, i due hanno continuato a offendere gli agenti. Dalle verifiche, è emerso che i due stranieri, destinatari di diversi provvedimenti di espulsione, non avevano mai ottemperato a tale ordine. Adesso si trovano in un centro di accoglienza di Bari in attesa di essere rimpatriati.

Del pericolo terrorismo ha parlato il capo della polizia Alessandro Pansa sostenendo che con l’intervento della Russia in Siria “c’è stata la diaspora dei foreign fighter“, che stanno tentando di rientrare nei Paesi d’origine. Queste le parole di Pansa nel corso di un incontro con i capi delle polizie dei Paesi balcanici, facendo un’analisi sull’evoluzione dello Stato islamico.

“A gennaio – ha spiegato Pansa – il suo messaggio era la chiamata nei territori di Siria ed Iraq e non c’era alcun segnale di combattenti arrivati con i migranti”. A primavera però “è cambiata completamente valutazione con Daesh che ha modificato la strategia”: dunque non solo più terroristi homegrown che producono “le mille ferite” ma anche “attacchi più concreti” come poi si sono verificati a Parigi. Situazione che è cambiata ulteriormente quando è entrata in gioco la Russia.

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