Stiamo vivendo un momento di forte interesse collettivo verso l’informatica, rappresentato dai movimenti del coding e del making e di cui abbiamo avuto un esempio con la numerosa partecipazione alla Maker Faire Rome. Anche nel Piano Nazionale Scuola Digitale, appena presentato, queste attività sono riconosciute come essenziali per la formazione degli studenti nell’era digitale.

Il progetto Programma il Futuro, che coordino insieme al collega Giorgio Ventre, sta operando attivamente per portare la formazione al pensiero computazionale (che è la base scientifica e culturale di coding e making) in tutte le scuole italiane. Nel primo anno il progetto ha ottenuto risultati lusinghieri: più di 300.000 studenti e 5.000 insegnanti, in più di 2.000 scuole e 16.000 classi. Della sua importanza dal punto di vista formativo ne ho già parlato. All’apertura del secondo anno del progetto, la ministra Stefania Giannini ha enunciato l’obiettivo di raggiungere un milione di studenti per questo anno scolastico. Sono ottimista sul fatto che ce la faremo: lo dimostra il grande interesse di ragazze e ragazzi che partecipano con entusiasmo di questi movimenti.

A riprova dell’interesse anche da parte della politica, sette parlamentari di Camera e Senato, di tutti gli schieramenti e appartenenti all’Intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica, hanno collaborato con noi alla realizzazione di un video di promozione sulla tematica del pensiero computazionale, analogamente a quanto fatto da Obama negli Usa.

Il fare e lo sperimentare sono di fondamentale importanza per un apprendimento reale e duraturo, e in tale contesto vanno sempre tenute presenti le parole del più grande tra gli artigiani e gli sperimentatori di ogni tempo, Leonardo da Vinci, che diceva nel “Trattato della Pittura”:

Quelli che s’innamorano della pratica senza la scienza, sono come i nocchieri che entrano in naviglio senza timone o bussola, che mai hanno certezza dove si vadano. Sempre la pratica dev’essere edificata sopra la buona teorica, della quale la prospettiva è guida e porta, e senza questa nulla si fa bene.

Con questo Leonardo intendeva sottolineare che l’espressione creativa – anche nella pittura, certamente una disciplina non tecnologica – non può prescindere dalla conoscenza della teoria, senza la quale “nulla si fa bene”. E questo è vero a maggior ragione nei settori in cui più forte è la presenza della tecnologia, che non può prescindere dai princìpi scientifici da cui deriva.

Accumulare conoscenza solo sulla base dell’esperienza è un processo molto lungo ed assai faticoso, e se in ogni settore dovessimo fare ripartire ragazze e ragazzi dalla scoperta dei princìpi primi, non sarebbe loro sufficiente l’intera vita. L’invenzione da parte di Gutenberg nel quindicesimo secolo della stampa a caratteri mobili ha indotto una grande rivoluzione sociale proprio perché ha reso possibile portare la conoscenza in ogni luogo e renderla accessibile a tutti. Non è stato più necessario passare attraverso un’esperienza, diretta o mediata da un “maestro di bottega”, per poter apprendere.

Soprattutto nell’ottica di un’educazione di massa è quindi indispensabile tener sempre presente la necessità di accoppiare alla formazione pratica lo studio organizzato delle basi scientifiche. È importante fare attenzione a non passare da un estremo fatto di classi che assistevano solo a spiegazioni teoriche senza mai entrare in un laboratorio ad un altro che vede studenti assorbiti dalla sperimentazione senza un approccio strutturato e guidato. Gli educatori più attenti che operano nell’area del making, ad esempio, conoscono bene l’importanza di un’adeguata fase di progettazione prima della realizzazione vera e propria.

Le ragazze e i ragazzi, giustamente entusiasti quando realizzano attività pratiche, vanno quindi guidati con percorsi di formazione equilibrati, che affianchino ai laboratori un adeguato approfondimento teorico, correlato ovviamente al loro livello di maturazione.

Non sarà facile, ma è necessario: in medio stat virtus.

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