Una delle storie di cui si sta discutendo di più nella scena Hip-Hop italiana nelle ultime settimane è il crowdfunding lanciato da Egreen, che – con un obiettivo iniziale già abbastanza ambizioso fissato a 20.000€ – ha superato ogni più rosea aspettativa, arrivando a superare i 55.000€, il tutto considerando che mentre scrivo la campagna non è ancora conclusa. Per un artista underground si tratta di una cifra considerevole, che consente (se non altro) di lasciare il proprio “lavoro tradizionale” e dedicarsi a tempo pieno alla musica senza particolari patemi d’animo e di investire nella produzione del proprio album un budget destinato solitamente a produzioni mainstream. È inoltre il primo esempio veramente importante di come, anche in Italia, il finanziamento dal basso possa portare a risultati veramente significativi, così come – senza ovviamente fare un confronto specifico che sarebbe fuori luogo – negli Stati Uniti hanno già fatto crew del calibro di Public Enemy e De La Soul.

Mancano 8 giorni alla fine della campagna. BEATS & HATE NON VERRA’ RISTAMPATO. LE COPIE FISICHE SARANNO…

Posted by Egreen on Giovedì 22 ottobre 2015

Nel frattempo, altri rapper italiani si stanno lanciando sul crowdfunding con rinnovato entusiasmo, a partire dal veterano Esa per arrivare fino alla rivelazione Mc Nill.

Dal mio punto di vista, il fatto che sia il pubblico a supportare direttamente l’artista senza l’intervento di corpi intermedi interessati solo al profitto è un elemento positivo e va salutato con favore. Ma, da qui a dire che basteranno operazioni del genere a salvare il rap italiano dalla deriva commercial/adolescenziale, ne passa parecchio. Il web 2.0 è un fenomeno relativamente nuovo, ma il finanziamento dal basso è vecchio quanto la musica stessa, e ci sono gruppi e progetti musicali validissimi che girano l’Italia da decenni riuscendo a non sottomettersi alle regole soffocanti dello showbusiness. Il supporto via web è un elemento validissimo nel momento in cui si affianca a quello “fisico” senza sostituirlo, e peraltro le operazioni di crowdfunding possono essere estremamente efficaci (come abbiamo visto) nei singoli casi, ma il loro impatto sul mercato musicale nella sua interezza è ancora abbastanza limitato. (E peraltro, scusate la franchezza, anche se siete dei rapper non è affatto detto che la gente decida di dare 55.000€ anche a voi…)

Quindi avete fatto benissimo a supportare Egreen su Musicraiser: è un artista bravo e coraggioso, e se lo merita in pieno (così come lo meritano Esa e Nill) ma sappiate che, anche da semplici ascoltatori e fan, avete anche altri modi per contribuire a cambiare il modo in cui la musica viene ascoltata e vissuta. Andare ai concerti, scrivere alle radio (partendo dalle locali) di non passare solo la top ten, diffondere il suono underground non solo sulle bacheche dei social network ma anche nelle scuole, università e luoghi di lavoro. Un pubblico consapevole e maturo costringerebbe la scena ad esserlo altrettanto.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Teatro alla Scala, il direttore Makhar Vaziev va al Bolshoi. Ma il teatro milanese lo viene a sapere da un comunicato stampa

prev
Articolo Successivo

Musica classica, alla ricerca dei sinfonisti perduti

next