Sui social alcuni hanno risposto con lo humor, altri con l’indignazione. Eppure il nuovo programma di studi, lungo ben 74 pagine, è stato già inviato a tutte le comunità autonome per conoscenza: il ministero dell’Educazione di Madrid sta valutando l’avviamento di un professionale ad hoc per sfornare toreri.

Il nuovo corso è pensato per gli alunni che non riescono a terminare il ciclo d’istruzione secondaria obbligatoria. Come a dire, se non riesci proprio a studiare, c’è sempre la corrida. Per il ministro dell’Educazione Iñigo Méndez de Vigo l’idea non fa una piega: un corso di 12 moduli e circa 2mila ore, da attivare in tutti gli istituti del Paese o in collaborazione con le già presenti scuole taurine dal titolo “Tauromachia e Attività ausiliari d’allevamento“. Per la prima volta, quindi, la professione del torero potrebbe essere regolata in via amministrativa. Finora, infatti, chi voleva intraprendere questa carriera frequentava le scuole taurine, senza alcuna validità accademica.

Ma tant’è. Adesso lo studente di tauromachia, come si legge nel progetto, dovrà imparare a “svolgere i compiti principali di un matadero di tori applicando le basi della purezza della corrida”. Il ministero precisa, poi, le competenze che gli studenti dovranno raggiungere per diventare dei mataderos professionali, come saper muovere il mantello con destrezza, realizzare veronicas, pases de pecho o chicuelinas (passi specifici della corrida ndr) e, ovviamente, sapere affondare banderillas (aste ornate di nastri che i toreri conficcano nel collo del toro) e spada per uccidere l’animale.

Inoltre l’aspirante torero dovrà sapere “mantenere in perfetto stato” il suo costume caratteristico, il mantello, il cappello e la spada. E potrà partecipare all’allevamento dei tori novelli “sia per accoppiamento naturale che per inseminazione artificiale”. Una volta superato il corso, lo studente sarà pronto per lavorare come matador, bandilleros, picador o pastore.

La decisione arriva in un momento caldo: alcune regioni, come le Baleari e Valencia, stanno pensando di seguire le orme della Catalogna e delle isole Canarie, dove la corrida è stata già vietata. Anche la città di Madrid, guidata da Manuela Carmena di Podemos, ha annunciato il taglio della sovvenzione annuale di 61 mila euro alla scuola madrilena di Tauromachia Marcial Lalanda.

A Barcellona poi la proposta non è piaciuta per niente: “Invece di aiutare quei studenti in difficoltà a completare gli studi, il governo vuole trasformarli in bandilleros“, ha ironizzato la consigliera d’Educazione catalana Irene Rigau in un’intervista all’emittente Catalunya Ràdio.

Il governo sembra però aver già dato la sua risposta. E proprio nella bozza del progetto di legge. “La tauromachia è una manifestazione artistica, indipendente dalle ideologie, che fa parte del folklore. Il futuro della tauromachia è legato alla sua considerazione come parte essenziale del Patrimonio storico, artistico, culturale ed etnografico della Spagna”, si legge nel testo redatto dal ministero.

Che poi aggiunge: “La festa dei tori e gli spettacoli taurini sono soggetti a costante evoluzione, e non si possono fare ipotesi su come adattarli alle mutate sensibilità presenti e future”. Un chiaro riferimento alle molte associazioni animaliste che hanno già fatto la voce grossa. “Ridicolizza il nostro sistema educativo e offende quei cittadini contrari alla tauromachia”, taglia corto Silvia Barquero, del partito animalista Pacma. “Non vogliamo una Spagna dove, con i soldi pubblici, un ragazzo di 15 anni impari a torturare e maltrattare gli animali”.

@si_ragu

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