Giornata di mobilitazioni e proteste contro l’Eni a Potenza. Oltre mille persone e un centinaio di automezzi sono scesi in piazza per sollecitare al rispetto di accordi tra la multinazionale partecipata dallo Stato e la Regione, risalenti al ’98. Le decine di aziende che operano nell’indotto Eni in val d’Agri chiedono di velocizzare il rilascio delle autorizzazioni necessarie per sbloccare alcuni progetti: costruzioni di condotti e pozzi. In gioco ci sarebbe il futuro lavorativo di circa 3.500 persone, metà dei quali abitanti della Basilicata.

“Vogliamo portare all’attenzione della Regione non solo la questione burocratica e imprenditoriale, ma anche il futuro di queste famiglie, poiché circa la metà degli occupati rischia di perdere il posto entro la fine dell’anno. Non parliamo di nuove trivellazioni o dell’aumento della produzione, ma solo del rispetto degli accordi del 1998, per la tutela di tante piccole aziende”, ha affermato Ida Leone del comitato 9 Ottobre, promotore della protesta.

Dall’altra parte la Regione ha confermato la sua linea: sì delle estrazioni su terraferma mentre no a quelle sottomarine e il rispetto della soglia di sostenibilità dei 154mila barili al giorno, come contenuto negli accordi del ’98 con Eni-Shell e del 2006 con Total.

Il presidente della Basilicata,Marcello Pittella, dopo aver ricevuto un documento da una delegazione dei manifestanti, ha affermato:” La Regione non ha arretrati nelle procedure di rilascio delle autorizzazioni. Facciamo tutto ciò tenendo in grande considerazione le preoccupazioni per il lavoro, ma anche le legittime rimostranze di quella parte della società lucana che ritiene non esaltante quanto sinora realizzato con il petrolio. Le mancate ricadute di queste attività sulla vita delle persone, unite ad una certa disinformazione, hanno generato disorientamento e proteste”.

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