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Mercoledi 9 settembre davanti a Montecitorio dalle ore 10 alle 14, in occasione della Conferenza Stato-Regioni, si terrà un presidio contro il Decreto noto come Sblocca Italia, indirizzato in particolare a contrastare lo “sdoganamento” dell’incenerimento dei rifiuti. Come è ormai ben noto – e sottolineato a più riprese  anche dal Il Fatto Quotidiano –  lo Sblocca Italia prevede infatti  l’ampliamento degli impianti esistenti e la costruzione di nuovi. Quando si affronta il tema della gestione dei rifiuti il dibattito che si scatena è a dir poco rovente in quanto per alcuni l’incenerimento rappresenta la soluzione del problema, per altri viceversa – come la sottoscritta – un metodo obsoleto in contrasto con la gerarchia di trattamento dei rifiuti prevista dalla normativa europea e nazionale, ma soprattutto   pericoloso per la salute e l’ambiente,  utile quindi solo a chi lo gestisce per gli incentivi di cui gode.

Su questo tema come Isde abbiamo già espresso – in modo credo esaustivo – il nostro parere con un documento  ufficiale e non vorrei  quindi riaprire questo dibattito, ciò che qui mi interessa ricordare è che il via libera all’incenerimento non è certamente il solo “problema” dello “Sblocca Italia”.

Questo Decreto si inserisce infatti in una scia normativa (vedi anche Destinazione Italia e Ambiente Protetto) che ci fa retrocedere sul piano delle tutela dell’ambiente e della salute verso una condizione peggiorativa rispetto all’attuale quadro normativo Comunitario.

Anche su questo tema come Isde abbiamo espresso, fin dal primo momento in cui questi provvedimenti sono stati emanati, tutte le nostre preoccupazioni con il documento “Come ti smantello il passato e ti trivello il futuro: scacco matto in tre mosse all’ambiente come luogo di vita”. Ci ha preoccupato innanzi tutto la chiara volontà del governo centrale di effettuare una profonda revisione delle competenze di Stato e Regioni, assegnando allo Stato il ruolo di guida e riducendo di fatto l’autonomia dei vari territori, ma anche l’apertura che è stata data al cosiddetto “carbone pulito” (in realtà per niente “pulito”) e al settore geotermico ad alta entalpia (tutt’altro che scevro da pericolose ricadute ambientali), accompagnata dalla riduzione degli incentivi per le vere fonti rinnovabili (incentivi  che sono stati invece mantenuti per le fonti “assimilate”), per non parlare del via libera alle trivellazioni per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi.

Ed ancora: con questi provvedimenti normativi nei Sin (Siti di Interesse Nazionale, aree contaminate molto estese classificate più pericolose dallo Stato italiano e che necessitano di interventi di bonifica) si permette agli inquinatori di aggirare l’obbligo di bonifica (secondo il principio comunitario del “chi inquina paga”) ed anzi si concedono agevolazione economiche per riconversioni industriali che, senza alcuna garanzia per una vera bonifica, non potranno che aggiungere ulteriore inquinamento. Addirittura è stata data la possibilità ai grandi poli produttivi di scaricare a mare e in corsi d’acqua secondo la loro capacita produttiva oltre i limiti finora consentiti, metalli pesanti pericolosi quali alluminio, arsenico, cromo, ferro, piombo, cadmio nichel, mercurio e solventi organici. Con lo “Sblocca Italia” si è poi consentita tutta una serie di superamenti e semplificazioni di vincoli ambientali, visti come ostacolo alla crescita economica e non come controllo e garanzia delle difesa di diritti collettivi a salvaguardia dell’ambiente e della salute.

Ho l’impressione che, fortunatamente, nel nostro paese sia enormemente aumentata in tutti i settori della società civile la consapevolezza che la difesa della salute va di pari passo con quella della salubrità del proprio ambiente e della tutela del proprio territorio.

Per questo tutti coloro che hanno a cuore questi beni primari ed il futuro dei propri figli non potranno mancare all’appuntamento del prossimo 9 settembre, appuntamento che ha già trovato l’adesione non solo del variopinto mondo di associazioni ambientaliste, di cittadini, movimenti in difesa della salute come Medicina Democratica, ma anche di  Società Scientifiche come Isde e Associazione Culturale Pediatri (Acp).

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