A Bruxelles esiste un registro per la trasparenza dove sono iscritte tutte quelle multinazionali, aziende, associazioni di categoria e Ong che fanno “lobby” nei confronti delle istituzioni Ue, ovvero che incontrano i legislatori europei per rappresentare gli interessi della propria realtà imprenditoriale, sociale o civile. Ogni lobby scrive nel registro nome, ragione civile, personale e spesa annuale per la propria attività. Il problema è che l’iscrizione al registro delle lobby resta volontaria, come volontarie sono le informazioni che vengono riportate e sulle quali non esiste nessun controllo. Alcune associazioni che lavorano per una maggior trasparenza del funzionamento dell’Unione europea chiedono da tempo l’obbligatorietà di tale iscrizione e controlli. A parole il Parlamento e la Commissione europea si dicono favorevoli a questa obbligatorietà, ma a quanto pare mancano le basi legali per imporre questa scelta alle aziende private. Secondo le associazioni sentite, la questione è tutta politica anche a causa del mancato accordo dei governi nazionali. Secondo le stime di Corporate Europe, a Bruxelles ci sono circa 1500 lobby e 30mila lobbisti professionisti impegnati nel cercare di influenzare il percorso legislativo europeo. Tra le lobby più potenti c’è quella bancaria, particolarmente interessata alla normativa finanziaria Ue. L’attività di lobby si basa su incontri personali con i legislatori e funzionari europei ma, secondo le associazioni, non mancano inviti a cocktail o viaggi tutti spesati  di Alessio Pisanò

 

Una precedente versione del video conteneva un erroneo riferimento a Standard & Poor’s del quale ci scusiamo con l’azienda e con i lettori.
Aggiornamento di Redazione web del 7 agosto 2015

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