E’ morto a Milano Manlio Minale, ex Procuratore generale ed ex Procuratore della Repubblica del capoluogo lombardo. Il magistrato, malato da tempo e che avrebbe compiuto 75 anni il mese prossimo, ha indossato la toga nel 1965 ed è andato in pensione lo scorso maggio lasciando la guida della Procura generale con tre mesi di anticipo. Qualche giorno prima di andare in pensione, Minale aveva inviato ai suoi colleghi un’affettuosa lettera di congedo nella quale, tra l’altro, accennava ai motivi di salute tra le cause del ritiro anzitempo.

Noto per competenza e rigore, in quasi mezzo secolo trascorso con la toga addosso, Minale ha incrociato casi giudiziari storici. Ha presieduto il processo per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi al termine del quale, nel maggio del ’90, e dopo cinque giorni di camera di consiglio, Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi furono condannati a 22 anni di carcere e il pentito Leonardo Marino a 11 anni. Successivamente, dal 1992 al 1999, ha diretto l’allora neonata Direzione distrettuale antimafia di Milano negli anni pionieristici in cui furono assestati i primi colpi alle cosche, in particolare quelle della ‘ndrangheta, trapiantate in Lombardia, con maxi-inchieste come “Wall Street”, “Nord-Sud”, “Belgio”, “Count Down”, “Autoparco”, coordinate da magistrati di punta tra i quali Armando Spataro, Alberto Nobili, Maurizio Romanelli, in sostanza il primo vero “pool” antimafia milanese.

Nato a Tripoli nel 1940, Minale ha cominciato la sua carriera a Verona, poi è stato pretore a Santa Maria Capua Vetere e infine pm a Napoli. Nel 1980 è arrivato a Milano dove ha ricoperto funzioni sia giudicanti che requirenti. L’esordio sulla scena milanese come giudice in Appello, poi presidente di una sezione del Tribunale. Chiusa l’esperienza in Dda, è stato presidente del Tribunale di Sorveglianza fino al 2003, quando è stato nominato Procuratore della Repubblica di Milano, incarico che ha ricoperto fino al 2010 quando è diventato Procuratore generale.

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