Il debito pubblico italiano ha sfondato i 2.200 miliardi, arrivando a maggio a quota 2.218,2. Ad attestarlo è il bollettino statistico ‘Finanza pubblica, fabbisogno e debito‘ di Bankitalia, che rileva come nel corso del 2015 sia cresciuto di 83,3 miliardi di euro, pari al 3,9% del totale. L’incremento è stato di 23,4 miliardi nel solo mese di maggio. Va detto che questo picco si spiega in parte con il fatto che il Tesoro nella prima metà dell’anno ha “messo fieno in cascina”, come dimostra l’aumento delle disponibilità liquide di via XX Settembre a quasi 101 miliardi di euro dai 46,3 del dicembre 2014. Il ministero guidato da Pier Carlo Padoan ha quindi approfittato di bassi tassi di interesse – frutto anche dell’annuncio e poi dell’avvio, a marzo, del piano di acquisto di titoli di Stato della Bce – per raccogliere più risorse rispetto al fabbisogno.

Secondo i dati di via Nazionale, per esempio, l’incremento del debito è stato superiore ai 4,3 miliardi di fabbisogno del mese a causa dell’aumento di 17,8 miliardi delle disponibilità liquide, del calo dell’euro e delle condizioni del mercato obbligazionario. Tuttavia, anche al netto delle disponibilità liquide, il debito ha comunque continuato a salire: da 2.083 miliardi di gennaio ai 2.117 di maggio. Quando il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 22,9 miliardi e quello delle amministrazioni locali di 0,5. Invariato invece il debito degli enti di previdenza.

 

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